Due scuole di pensiero si fronteggiano, a proposito della sfiga: gli ottimisti sostengono che quando la notte è più buia l'alba è più vicina; ma i pessimisti ribattono che quando si crede di aver toccato il fondo, allora si comincia a scavare. Una sfiga abissale imperversa su ciò che rimane della Fondazione Torino Musei dopo i tagli forsennati dei contributi, la rinuncia alle «mostre blockbuster» e la dismissione del Borgo Medievale. Nel 2017 la Gam ha stabilito un record, credo mondiale: ha perso in un solo anno il 41,3 per cento dei visitatori rispetto al 2016, dopo aver già perso il 33,3 dal 2017 al 2016; ed è uscita dalla top ten dei dieci musei più visitati del Sistema Metropolitano. Una simile performance è irripetibile: difatti nei primi sei mesi del 2018 la Gam ha racimolato 104 mila visitatori, con una perdita, rispetto ai 109 mila dello stesso periodo dell'anno passato, di «appena» il 5 per cento. E' una notizia consolante. Nell'insieme, da gennaio a giugno i musei della Fondazione registrano addirittura una crescita del 2 per cento, grazie alle contenute perdite del Mao (-1) e soprattutto al colpo di reni di Palazzo Madama, che nel 2017 registrava un terribile -27 sul 2016 e invece nei primi sei mesi del 2018 mette a segno un ottimo 10 rispetto allo stesso periodo del 2017. Attenzione: questi sono i numeri dei primi sei mesi del 2018. Essi ridimensionano il cauto ottimismo dell'Osservatorio Culturale Piemontese, il quale proprio ieri segnalava una «ripresina» dei musei della Fondazione nei primi quattro mesi di quest'anno (da gennaio ad aprile) a fronte di un serio calo di presenze per Venaria, Egizio e Cinema. In effetti la Gam è andata bene da febbraio ad aprile, con tre mesi in positivo, per poi tornare a inabissarsi a maggio e giugno. In effetti da gennaio ad aprile le presenze alberghiere sono ancora diminuite, come negli ultimi mesi del 2017; per poi risollevarsi in maggio. La flessione di Venaria, Egizio e Cinema - mete predilette di chi arriva da fuori Torino - può dipendere, giusto in quei quattro mesi, dal concomitante calo del turismo: mentre Gam e Palazzo Madama non ne risentono proprio perché meno «popolari» fra i turisti. Sia come sia, mi pare evidente che musei come la Gam e Palazzo Madama non brillano - come invece Venaria, Egizio e Cinema - di luce propria. I grandi numeri li fanno soltanto con le grandi mostre, tipo Monet. Ma alla Gam e a Palazzo Madama le grandi mostre non si fanno più. Perché mancano i soldi, o perché così piace ai nuovi padroni del vapore, non importa: non si fanno e basta. Un'alternativa che sembra dare buoni risultati sono le piccole mostre intelligenti e «fatte in casa», a basso costo, come quelle che propone a raffica Palazzo Madama: non attirano le folle, però un po' di movimento lo creano. Lo stesso accade ai Musei Reali; e la controprova viene dall'exploit del Museo del Risorgimento, che nel 2017 è cresciuto dell'11,7 per cento sul 2016: anche lì, un nuovo direttore intraprendente ha puntato sulle mostre temporanee a basso costo ma interessanti, e la risposta c'è stata. Le mezze misure, invece, tradiscono. Penso alla mostra di Guttuso, sulla quale la Gam tanto contava per rilanciarsi: ha chiuso a 55 mila visitatori, più o meno quanti ne ha totalizzati - con un investimento ben inferiore - la Pop Art al Museo del Risorgimento. Ovvio che la Gam sconta la sua posizione «defilata» rispetto al centro città: ma le scelte espositive influiscono, e non poco. E difatti il neodirettore della Gam Riccardo Passoni adesso esordisce con una mostra fotografica molto bella, «Suggestioni d'Italia», che ha le carte in regola per piacere e costa appena 11 mila euro. Quando il gioco si fa duro si gioca in difesa e si cerca di portare a casa il risultato. Attenzione, però: le piccole mostre intelligenti salvano i bilanci e magari rilanceranno pure la Gam, come Palazzo Madama: però con quelle mostre non si va da nessuna parte. Si sopravvive. Non si entra nei circuiti che contano, non si sta nella serie A dei musei, non si dà visibilità internazionale a Torino. Ma già, che stupido, adesso la visibilità internazionale ce la dà Ronaldo. Chissenefrega di Caravaggio. Quello lo fanno a Milano. Però si devono accontentare di Nainggolan, poveretti. Cicca cicca.