Aspettando l'effetto Ronaldo, nei primi quattro mesi del 2018 i musei soffrono, incluso quello della Juventus: -12,8 di visitatori rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Non ci vuole uno statistico per intuire che in questo caso il segno «meno» è destinato a sparire in fretta, grazie all'arrivo di CR7. Tutti gli altri, invece, confidano in vacanze e bel tempo. In generale, dopo un 2017 positivo (1,7 per i musei dell'area metropolitana, addirittura 11 per quelli del Piemonte, cioè 6,64 milioni di ingressi), il 2018 parte in retromarcia. «C'è stato un calo del 7,8 nel primo quadrimestre» conferma Maria Giangrande dell'Osservatorio culturale piemontese, che ieri ha celebrato i 20 anni di attività. E a rallentare, escluso il Borgo Medievale (da 48.510 ingressi del 2017 - tra gennaio e aprile - agli appena 9.082 di quest'anno) per le oggettive difficoltà legate al cambiamento della gestione, sono proprio i «big», La Venaria, con i suoi 276.574 visitatori (cioè -7 rispetto allo stesso periodo del 2017, anno in cui però aveva registrato un boom del 18), Museo del Cinema, scelto da 242.504 persone (-6,2), e Museo Egizio (327.855 ingressi, cioè il 5,5 in meno). «Un lieve aumento di pubblico invece - dice Giangreco - si è registrato proprio in quei musei che più avevano patito nel 2017, Gam, Palazzo Madama, MAO e Villa della Regina». Scatto d'orgoglio. Le ragioni Lo staff di Luca Dal Pozzolo, direttore dell'Osservatorio, una spiegazione, anzi due, ce l'ha, semplici e pragmatiche: «Dipende dal calendario e dal meteo». Impietosi entrambi, quest'anno. Lo dice anche l'Arpa: a gennaio sono caduti 153,4 millimetri di pioggia (il 157 in più rispetto alla media), l'8 gennaio è stato il giorno più piovoso degli inverni degli ultimi 60 anni. E poi le vacanze: il 6 gennaio era un sabato, il 25 aprile un mercoledì, giorno non comodissimo per un «ponte». Meglio il 1 maggio, di martedì, ma non rientra già più nella statistica del quadrimestre. In calo anche il cinema E il cinema (-12 di biglietti venduti) non se la passa meglio, ma risponde a logiche più nazionali: a trainare l'inverno piemontese comunque è stato il blockbuster «Cinquanta sfumature di rosso», l'unico ad aver superato, seppur di poco, il milione di euro di incassi. Graficamente il trend ha un impatto decisamente negativo: la colonna degli incassi dei primi quattro mesi del 2016 (complice il traino Checco Zalone) sale fino a raggiungere i 3,5 milioni, poi scende appena nel 2017 a 3,2 milioni, mentre nel 2018 precipita a 2,8. Per il grande schermo (e non solo) ha inciso la concorrenza dell'offerta digitale, la quantità di titoli messi a disposizione dai provider è immensa. Una rivoluzione che obbliga a ragionare con prospettive di lungo periodo, e anche uno dei tanti spunti da cui l'Osservatorio è partito per costruire la sua ricerca «Vite Digitali». Luca Dal Pozzolo mette in guardia: «Non è la cultura che cambia, ma il mondo e la cultura dentro il mondo: concentrarsi sulle minime variazioni dei dati, sui cambiamenti delle percentuali annuali, non è sufficiente». Dietro le aride statistiche, ci sono ragioni da indagare: «Dobbiamo cambiare prospettiva, capire quanto il digitale ha pervaso le nostre esistenze, impattando in modo capillare sui comportamenti, dando origine a nuovi tipi di socialità e a nuovi modi di consumare cultura».