La Val di Noto difende la propria vocazione alla cultura, al turismo e all'agricoltura di qualità. E lo fa dicendo '"So" al petrolio e "Sì" allo sviluppo sostenibile. «La Sicilia potrebbe diventare un esempio per il resto d'Europa con un piano energetico all'avanguardia basato sulle fonti rinnovabili: dal fotovoltaico, al termico, al sistema biomasse, al microeolico, fino ai biocombustibili», dice Paolo Pantano, una delle voci del Comitato contro le trivellazioni petrolifere nel Val di Noto ("vai" da "vallo": l'antica suddivisione territoriale sicula -n.d.r.), di cui fanno parte operatori turistici, agricoltori, semplici cittadini o membri di associazioni ambientaliste. A dire il vero, qui il dibattito sul petrolio va a-vanti da tempo. Xon pochi i Comitati spontanei, per esempio, sorti negli anni per sollecitare la defìscalizzaziqne dei prodotti petroliferi nel sud-est della Sicilia, per il fatto che nell'isola viene raffinato il 10 per cento del greg-gio italiano. Ma la questione è esplosa e da quando il 4 agosto scorso la Regione ha bocciato la norma che avrebbe vietato l'ingresso delle trivelle nei siti protetti. Una vera e propria mannaia che. tuttavia, non ha fermato le iniziative volte a informare e sensibilizzare l'opinione pubblica. Come la Mostra d'Arte Contemporanea presso la Loggia dei Mercanti a Noto. realizzata in questi giorni da un gruppo di sette giovani artisti, o il documento con le ragioni del "Xo" al petrolio e del "Sì" allo sviluppo sostenibile che è stato presentato l'altro ieri, giovedì 18 agosto, mentre un nuovo Forum e altre manifestazioni sono in cantiere. Recuperare e rilanciare il Parco degli Iblei -suggeriscono dal Comitato - potrebbe essere un impegno più costruttivo delle trivellazione. D'altra parte, quella del petrolio è un'attività industriale che non porterebbe reale occupazione. Certo, «alcune decine di famiglie troveranno reddito nell'indotto che si verrà a creare», spiega il Comitato. Ma quante altre perderebbero reddito e occupazione? Migliaia. Tutte quelle che negli ultimi anni hanno investito sul modello di sviluppo basato sul turismo, sull'agricoltura di qualità, sui Beni culturali e Ambientali, e sui prodotti tipici». Per non dire di quanti già all'indomani della bocciatura dell'emendamento al ddl sul turismo, hanno rinunciato all'acquisto di terreni per costruirvi BedBrekfast o produrvi ciliegino, meloni cantalupo e vitigni di nero d'Avola. Tutto, per la paura del petrolio. Un destino "nero" che incombe sulla Sicilia, che porterebbe più disastri che ricchezze, anche dal punto di vista economico, ammonisce il documento del Comitato. Le cosiddette " royalties" che con la nuova legge andrebbero nelle casse dei Comuni, infatti, potrebbero sanare qualche bilancio, ma non sarebbero sufficienti a coprire le conseguenze della destrutturazione del tessuto economico locale che il petrolio porterebbe. Come neppure basterebbero i 100 mila euro annui per le attività culturali promessi dalla texana Panther Resources Corporation, a sanare i danni al patrimonio culturale e ambientale del Val di Noto. La Sicilia, poi, «ha già pagato e sta tuttora pagando un prezzo altissimo a livello ambientale e di salute della popolazione per soddisfare le esigenze energetiche nazionali. Basta pensare ai morti per tumore, alle malformazioni neonatali, alle falde acquifere inquinate e all'aria irrespirabile di Gela, Milazzo, Augusta e Priolo». Ma il futuro che l'Isola vuole per sé e per la sua gente non è questo. Solo nel comune di Comiso, per esempio, in una settimana sono state raccolte più di 2 mila firme di cittadini contrari alle trivellazioni, anche se «sul territorio combattiamo una forte controinformazione», spiega uno dei membri del movimento popolare 'Stop trivellazioni" di Comiso, uno dei primi che si è costituito e che, nei giorni scorsi, ha subito offese e intimidazioni.
Sos Val di Noto - Cultura in campo contro l'oro nero
Il Comitato contro le trivellazioni petrolifere nel Val di Noto, un gruppo di operatori turistici, agricoltori e cittadini, difende la vocazione della regione alla cultura, al turismo e all'agricoltura di qualità. Il gruppo è contrario alle trivellazioni petrolifere e sostiene lo sviluppo sostenibile. La Sicilia potrebbe diventare un esempio per l'Europa con un piano energetico basato sulle fonti rinnovabili. Il Comitato ammonisce che il petrolio porterebbe disastri economici e ambientali, e che le "royalties" non sarebbero sufficienti a coprire le conseguenze.
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