Piazza del Carmine, prima, durante e alla fine dei lavori è stata palcoscenico di svariati annunci. Di cose che arriveranno, di progetti, di una piazza ci è stato raccontato che riconquisterà «la sua identità». Per ora ci sono due certezze: la nuova piazza è stata realizzata, i parcheggi in gran parte eliminati («ma saranno recuperati tutti», è il mantra di Palazzo Vecchio). Oltre queste due certezze c'è il vuoto. Di idee. Cosa fare di questa piazza del Carmine rinnovata? «Mercati di qualità, artigianato. Ci vogliamo riportare i bambini, questo è un luogo da vivere», ha detto un mese fa il sindaco all'inaugurazione. Ma come e quando? La piazza è deserta, di giorno, al tramonto e di notte. È vero, ora fa caldo, è naturale che in quella spianata non ci si avventuri nessuno. Come nel boschetto: gli alberi devono crescere. E nel frattempo che si fa? Con quale criterio che non sia soltanto estetico è stata progettata la piazza? Forse si poteva osare di più. Forse tutta la piazza poteva essere un bosco. Avrebbe avuto un senso, almeno. Così il senso non si trova. Cercasi idee, fa sapere il capo della segreteria culturale di Firenze. Le idee dovevano accompagnare la progettazione. Prima e durante, non dopo. Piazza del Carmine non sono i lungarni (del Tempio e Colombo). Lì è bastato poco per ottenere un doppio successo: portare un po' di movida fuori dal centro senza danneggiare i locali. Fritti misti, pizze, Dj, maxischermi. Ben fatto. Ma la musica per il Carmine non può essere la stessa. La sfida è complicata. Tocca a Palazzo Vecchio vincerla. Si può essere ostinati nel difendere dalle critiche una idea. Ma una idea o ancora meglio, una visione, un orizzonte, un traguardo bisogna avercela.