Professore di Psicologia del lavoro, della creatività e dell'innovazione Presidente Italia Nostra Dalle dieci idee selezionate emergono problemi strutturali e culturali Trento. I paesaggi urbani sono organismi viventi. Fanno parte di un sistema e hanno una storia. Ogni intervento che li riguardi dovrebbe scaturire da una attenta lettura di quell'organismo, della sua storia, della sua dimensione sistemica. A Trento si sta discutendo di Piazza Mostra, della sua collocazione nel sistema urbano e della sua valorizzazione. Uno spazio urbano è un luogo di vita, come ogni paesaggio, e la vivibilità è l'esito della combinazione di più fattori, da quelli storico-culturali, a quelli sociali, alle dinamiche economiche e all'accessibilità, per citarne solo alcuni. Piazza Mostra è un problema che si protrae da tempo e non è una questione da poco, dal momento che stiamo parlando dello spazio urbano riguardante quello che forse è il simbolo della città, il Castello del Buonconsiglio. La gara indetta dal Comune ha prodotto un progetto vincitore e da qui è necessario partire per ogni considerazione, se si vuole esprimere un contributo per aiutare a capire. Una piazza dovrebbe essere un luogo di incontro, un luogo di scambio, e attrarre le persone in quanto le mette in dialogo non solo tra loro ma con le istituzioni e i servizi che si sporgono sulla piazza. Una prima considerazione allora va fatta sul bando così come è stato concepito e con i vincoli che ha posto. Quando si mette mano a una parte così rilevante del sistema urbano è importante pensare in termini di strategia progettuale e non di tattica. Come si sa il rapporto tra la città e la mobilità è uno dei problemi principali del nostro tempo. Ebbene, è possibile che non si riesca a pensare a una soluzione alternativa per meno di trenta posti macchina, senza porre a vincolo progettuale il parcheggio delle automobili? Un intervento urbanistico in un contesto così significativo non avrebbe potuto essere governato mediante il bando con una visione di ampio respiro, e non con la solita mediazione che produce soluzioni sempre più al ribasso? C'è poi da domandarsi dove inizia e dove finisce il sistema di Piazza Mostra. Tra tutte le presenze in quell'area, oltre, naturalmente al Castello, pare importante considerare la scuola e il quartiere di San Martino. A proposito della scuola, una moderna e attuale visione dell'educazione dovrebbe far pensare a una realtà che si apre alla città e a una città che dialoga con la scuola. Lo stesso vale per un'istituzione culturale come il Castello e il museo che contiene: non si tratta di spingere le persone dentro il museo, in una visione centripeta e conservativa soltanto, ma di aprire il museo alla città. La qualità di un museo non può essere associata al fatto che dei pullman possano parcheggiare nello spazio limitrofo, ma dipende decisamente dal dialogo che quel museo riesce a sviluppare con la città. Oggi quel dialogo manca del tutto a causa soprattutto dell'oppressione di Piazza Mostra con le automobili parcheggiate. Il fatto è che le soluzioni progettuali emerse dalla gara, a partire da quella vincente, non sembrano corrispondere, in molti casi e per molte ragioni, alla qualificazione della piazza e del sistema urbano di riferimento. Un'analisi attenta può aiutare a riflettere e a cercare una soluzione migliorativa. Dai dieci progetti selezionati emergono problemi strutturali e culturali. Non si può prescindere dal riconoscere che il contesto del Castello possiede una forma, una Gestalt , una struttura paesaggistica che si è assestata nel tempo e che non ha senso alterare. Essa è costituita essenzialmente dalla compresenza di luoghi diversi, dotati di specifici caratteri: la spoglia fascia di rispetto ai piedi delle mura, le due piazze adiacenti (della Mostra e Sanzio), la strada che connette, separa e raccorda i dislivelli. Tranne piazza Sanzio, questi ambiti paesaggistici hanno ruoli urbani e valori simbolici ben definiti: lo spazio interdetto del potere politico-militare, dominato dal Castello e la piazza civile-commerciale, protetta dalla cortina edilizia della «contrada todesca». Gran parte dei progetti non riconosce alcun valore a questo paesaggio urbano: smembramenti e commistioni lo distruggono senza contropartita, fino al paradosso di far scomparire la piazza che si vorrebbe riqualificare, privando gli edifici che l'hanno generata di ogni plausibile rapporto con i suoi residui frammenti: una strada parcheggio dove non c'è neppure lo spazio per un tavolino, un prato davanti all'ex-Questura e così via. Sembra essersi smarrito ogni rispetto per il valore storico e culturale dei luoghi e il concetto stesso di piazza, non riconoscendo più le relazioni con i fatti urbani e con le funzioni che la costituiscono come luogo pubblico. In questo scenario desolante, s'intravedono tuttavia alcuni spiragli. Molti progetti, incluso il vincitore, hanno ipotizzato in accordo con i programmi del museo l'ingresso dalla porta di San Martino, che si trova a un passo dalle scuole. Ciò consentirebbe di evitare il pericoloso attraversamento pedonale di via Clesio e sarebbe l'occasione per riqualificare una piazza (Sanzio) che oggi non appare degna né del Palazzo Trautmannsdorf, né delle scuole di Adalberto Libera. Eviterebbe inoltre di ridurre Piazza Mostra a anticamera del museo, sacrificandone forma e funzione. Insomma: l'esito di questo concorso non va preso come il momento conclusivo di un procedimento burocratico, ma come il punto di partenza per una riflessione, questa volta davvero pubblica, verso una sistemazione condivisibile del contesto del più importante monumento della regione.
Corriere della Sera
8 Luglio 2018
Trento. Scuola, Castello, San Martino, è un triangolo da valorizzare
UG
Ugo Morelli
Corriere della Sera
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