Impiegato ministeriale sì, ma di fascia alta. Gli scaglioni stipendiali più bassi nelle tabelle del personale dipendente dei ministeri sono ormai destinati a scomparire. A dare la sforbiciata sono state le stesse amministrazioni centrali, chiamate, dalla Finanziaria 2005, a ridurre in un anno del 5 la spesa per i propri dipendenti. Un taglio che è stato operato da tutti i dicasteri e che, secondo i dati pervenuti al dipartimento della funzione pubblica, ha portato a una riduzione di 13.580 posti sui complessivi 257 mila, con un risparmio totale di 345,4 milioni di euro. Nel tagliare, i vari ministeri hanno utilizzato lo stesso metodo: ridurre le piante organiche delle posizioni economiche più basse a vantaggio di quelle più alte. Un'operazione che porta al generale e automatico ricollocamento verso l'alto del personale con un effetto di piramide rovesciata. A prevedere la riduzione è stata la legge n. 3112004, che al comma 93 dell'articolo 1 fa obbligo tra l'altro alle amministrazioni dello stato, anche a ordinamento autonomo, di apportare «una riduzione non inferiore al 5 della spesa complessiva relativa al numero dei posti in organico di ciascuna amministrazione, tenuto conto del processo dì innovazione tecnologica». Nel chiarire l'obiettivo, vengono fornite anche alcune indicazioni operative: riallocare il personale nei compiti direttamente connessi con le attività istituzionali e dei servizi da rendere all'utenza, «con significativa riduzione del numero di dipendenti attualmente applicati in compiti logistico-strumentali e di supporto». Insomma, gli impiegati devono essere utilizzati nelle funzioni tipiche dell'amministrazione, non in altro. Vanno evitate dispersioni di energie. Senza riduzione, scatta il divieto totale di fare assunzioni e gli organici vengono stabiliti ex lege «sulla base del personale in servizio, riferito a ciascuna qualifica, alla data del 31 dicembre 2004». Una rideterminazione d'ufficio che non avrebbe consentito di scegliere dunque dove tagliare. Una scelta a cui nessun ministero ha rinunciato. Sono 13.580 i posti che risultano cancellati dagli organici, con un risparmio di spesa di oltre 345 milioni di euro. In tagli riguardano quasi esclusivamente le aree A e B, con un contestuale aumento dell'area C, la fascia stipendiale più alta. La carenza complessiva risulta alla fine essere di 28.422 unità. È su questi numeri, dunque, che si giocheranno eventuali future assunzioni. Se si verificano le fasce scoperte ci si rende conto che quasi tutti i posti, precisamente 27.400, appartengono alle aree funzionali economicamente più costose. Le fasce C3, C2 e CI avevano uno scoperto di 22.494 posti. Le B3 e B2 di oltre 24 mila. Oltre 46 mila vacanze, che non solo non sono state scalfite dal taglio del 5, ma addirittura incrementate. Sono state le fasce Bl e Al a veder sparire 19.224 posti dal proprio organigramma. E ministero che complessivamente ha rinunciato al numero maggiore di dipendenti è quello della giustizia con quasi 2.500 posti in meno. Rocco Buttiglione, ai beni culturali, ha realizzato il secondo taglio: 1.858 posti . Contrazione in organico di quasi 1.650 e di 1.017 unità rispettivamente al ministero dell'interno e al dicastero del tesoro. Le riduzioni realizzate sono ora al vaglio del ministero della funzione pubblica che dovrà verificarne la correttezza e la congruenza rispetto agli organici di diritto. La partita, dunque, non è chiusa e potrebbe riservare qualche sorpresa alla riapertura dei lavori a settembre. Nel caso in cui le determinazioni dovessero risultare non rispondenti agli obiettivi della Finanziaria, due le strade che si prospettano: un invito informale a correggere gli organici, ovvero l'applicazione tassativa di quanto prevede la legge n. 311. Scatterebbe in questo caso il divieto di assunzioni e gli organici sarebbero quelli esistenti lo scorso dicembre, con una riduzione automatica dei posti su tutti i vari livelli. Gli obiettivi della legge n. 3112004 Riduzione della spesa: non inferiore al 5 della spesa per il numero di posti in organico. Strumenti: riailocazione del personale e ottimizzazione dei compiti «direttamente connessi con le attività istituzionali e dei servizi da rendere all'utenza»; Vanno inoltre ridotti i dipendenti «attualmente applicati in compiti logistico-strumentali e di supporto». Conseguenze: per le amministrazioni che non operano la riduzione scatta il divieto di assunzioni sui posti vacanti in organico e la nuova dotazione organica è «fissata sulla base del personale in servizio, riferito a ciascuna qualifica, alla data del 31 dicembre 2004».