Vestale degli archivisti e degli storici è stata turbata da una notizia piombata come un fulmine a del sereno: la Presidenza del Consiglio aveva deciso di costituire un proprio archivio storico portando un colpo gravissimo all'unità del sistema archivistico nazionale. Questo sistema è il custode della memoria storica del nostro Paese, è l'Archivio centrale dello Stato, che conserva le carte delle amministrazioni centrali dall'Unità ai giorni nostri, rappresenta il cuore di questo sistema per quanto concerne la storia unitaria. Dalla sua istituzione (1953) a oggi migliaia di studiosi hanno frequentato la sua sala di studio consultando milioni di documenti secondo procedure certe e garantite da una legge sulla consultazione estremamente precisa e liberale, e il frutto di questo ricerche è consacrato in migliaia di volumi, saggi e articoli che hanno contribuito a farci conoscere meglio chi siamo. Qualunque storico o archivista potrebbe confermarlo. Questo sistema è oggi messo seriamente in pericolo proprio dal comma cui si faceva cenno, introdotto con procedura estiva all'interno di un decreto omnibus sulla pubblica amministrazione (DL 115 del 30 giugno, art. 14 comma 2 decies), approvato e di prossima pubblicazione, che rischia di non essere stato valutato in tutta la sua portata neppure dalla maggior parte di quanti l'hanno approvato all'interno di un contesto legislativo quanto mai composito. Il comma in questione recita: "La Presidenza del Consiglio conserva i suoi atti presso il proprio archivio storico secondo le determinazioni del Presidente del Consiglio, fissate con apposito decreto. Nello stesso decreto sono stabilite le modalità di conservazione, di accesso e di consultazione degli atti". In questo articolo viene data, tra l'altro, per acquisita l'istituzione di un archivio storico della Presidenza del Consiglio che in realtà fino ad oggi non è mai esistito. Inoltre vengono rinviate a un futuro decreto le modalità d conservazione e consultazione dei suoi atti, prescindendo, almeno in teoria, da tutta la legislazione esistente in materia. Con questa novità per la prima volta l'archivio di un'amministrazione centrale che non è organo costituzionale viene sottratto alla conservazione e alla consultazione unitaria nel sistema archivistico nazionale, intaccando il principio di uniformità delle regole di conservazione e consultazione, e con grave danno per la frammentazione della ricerca, che già oggi incontra serie difficoltà od accedere ai diversi archivi storici separati, dalla Presidenza della Repubblica alla Corte Costituzionale e così via. Per non parlare degli archivi storici del Ministero degli Affari Esteri e della Difesa, che hanno avuto da sempre archivi storici separati, ma presso i quali la ricerca non ha mai potuto svolgersi con la facilità che caratterizza la consultazione presso gli archivi di Stato. Questa decisione improvvisa, alla quale si auspica che un uomo di cultura come il ministro per i Beni e le Attività culturali, Rocco Buttiglione, voglia porre riparo, insieme al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta, che ha sempre mostrato un'attenzione particolare al settore dei Beni culturali, questa decisione improvvisa, dicevo, ha suscitato vivaci reazioni su tutti gli organi dì stampa, a cominciare dal "Corriere della sera" (con gli articoli di Emesto Galli della Loggia), a l'Indipendente", da "Il Tempo" (con gli articoli di Marco Bertoncini e l'intervista a Francesco Perfetti), a "la Repubblica", "Italia Oggi" e così via. Una unanimità di giudizi che dovrebbe far riflettere chi di dovere. A queste osservazioni vale solo la pena di aggiungere che proprio gli archivi del Consiglio dei ministri sono stati oggetto di importanti iniziative di valorizzazione da parte dell'Archivio centrale negli ultimi anni. A cominciare dall'edizione critica dei "Verbali del Consiglio" per il periodo 1943-1948, la lunga transizione dal fascismo alla Repubblica, ai quali si stanno per affiancare i volumi sull'età degasperiana (1948-53). Parallelamente proprio gli archivi della Presidenza del Consiglio sono oggetto di un avanzato progetto di informatizzazione per la creazione di una banca dati. Questi traguardi sono il risultato del lavoro di professionalità costruite nel corso di lunghi anni Tutto questo deve andare perduto?
La Presidenza del Consiglio e l'archivio fantasma
La Presidenza del Consiglio ha deciso di costituire un proprio archivio storico, portando un colpo grave all'unità del sistema archivistico nazionale. L'Archivio centrale dello Stato conserva le carte delle amministrazioni centrali e rappresenta il cuore del sistema per quanto concerne la storia unitaria. La decisione è stata criticata da tutti gli organi di stampa, che hanno sottolineato il grave danno per la frammentazione della ricerca e la perdita di unità del sistema archivistico. Gli archivi del Consiglio dei ministri sono stati oggetto di importanti iniziative di valorizzazione negli ultimi anni, ma ora sembrerebbe che tutto questo debba andare perduto.
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