Mappa Iuav dei cambiamenti. Ristorante all'ex mensa ferrovieri VENEZIA. Solo i bar sono quattrocento distribuiti tra calli, fondamenta e campi. Ma i ristoranti sono di più, quasi seicento e sfiorano i settecento con i take away. È la città vista dai piani terra, la cui mappa è stata realizzata dai giovani urbanisti del «Laboratorio di analisi urbana del territorio» di Iuav che da tre anni studia i cambiamenti del centro storico e ora ha riunito i risultati della ricerca in un sito georeferenziato (circe.iuav.itlaboratoriovenezia). «Venezia è un laboratorio eccezionale di trasformazioni urbane - ha spiegato ieri a Ca' Tron la professoressa Laura Fregolent - Molti pensano che sia una città statica ma non lo è, quest'anno ci siamo concentrati sui piani terra, di cui non esisteva una mappatura». Gli studenti hanno percorso in lungo e in largo i sestieri, hanno parlato con operatori e residenti, contato negozi, ristoranti, portoni di case, hotel e bb e fotografato cosa sta accadendo in città. Il risultato? Quello noto: i negozi e i servizi per il turismo superano quelli per la residenza e, soprattutto, è boom di ristoranti, supermercati e bar. Nel 2017, in tutto il Comune, hanno aperto 45 nuovi locali e 250 punti vendita al dettaglio tra i 150 e i 250 metri quadrati e il loro target è per lo più turistico. Ora, però, qualcosa, almeno in centro storico, potrebbe cambiare: l'amministrazione sta lavorando a una delibera che dopo lo stop ai take away blocca l'apertura di pubblici esercizi. È un provvedimento simile a quello adottato a Firenze (non si possono aprire locali se non c'è lo spazio per bagni e accessibilità ai disabili) ed estende le aree di pregio a venti micro-aree, in cui è divisa la città. Oggi, lo stop a nuove aperture riguarda solo San Marco, Rialto e campo Santa Margherita ma, a breve, si allargherà a quasi tutto il centro storico, tranne Giudecca, San Giorgio e Tronchetto, per cinque anni. «Si cerca di porre freno alle liberalizzazioni selvagge - il commento del direttore di Aepe (Associazione pubblici esercizi) Ernesto Pancin - il prossimo step dovrebbe riguardare il commercio in generale». Intanto si continua ad aprire. Alla stazione di Santa Lucia, nel percorso pedonale che porta al ponte Solesin, aprirà un nuovo ristorante: Ferservizi (Gruppo ferrovie dello stato) ha pubblicato un bando di affitto per la sua ex mensa, ora vuota. Si tratta di 750 metri quadrati che saranno affittati con contratto del commercio, ossia sei anni rinnovabili per altri sei, al costo di 139.500 euro l'anno, quasi 12 mila euro al mese. «I due asset principali di sviluppo sono il cibo e l'abbigliamento - ha spiegato Fregolent - c'è molta vivacità e molte catene non del lusso stanno investendo». Dei 23.268 piani terra tra negozi, portoni di palazzi, locali e magazzini mappati dai laboratori Iuav in centro storico 1.553 spazi risultano non utilizzati e altri 13.074 sono entrate di condomini o appartamenti. Altri 8.641 accessi sono destinati al non residenziale, di cui 2.213 a non alimentare e 1.471 al food. Nel dettaglio, ci sono 626 attività ricettive, 1.418 magazzini, 630 negozi di abbigliamento, 237 d'arte e artigianato, 392 attività di cura della persona, 346 venditori di souvenir e un pacchetto di 624 di cosiddetto altro, che possono essere, ad esempio, tabaccai o edicole. Nelle zone più frequentate dai turisti, la percentuale di piani terra vuoti è inferiore (9 per cento a San Marco, 11 a San Polo e 12 a Cannaregio e Santa Croce) mentre dove i visitatori sono meno, come a Castello, si sale al 14. Gli urbanisti hanno anche mappato la «resilienza» veneziana: «Ci sono artigiani e operatori storici che resistono ma anche altri che vengono da fuori e provano ad impiantare nuove attività - ha concluso Fregolent - nell'area della Biennale, invece, molti hanno testimoniato che resistono grazie ai "biennalisti", pubblico e artisti ritenuti buoni clienti».