L'assessore regionale Discepolo: potremmo dare ai Comuni la potestà di decidere NAPOLI. Il giorno dopo la bocciatura da parte della Corte Costituzionale della legge regionale 19 del 2017, che avrebbe permesso di lasciare in piedi gli edifici abusivi acquisiti al patrimonio dei Comuni e di concederli in locazione a chi li ha realizzati, e mentre durante una visita in Campania il ministro dell'Ambiente Sergio Costa ribadisce che «Le sentenze si rispettano, da servitore dello Stato ho il massimo rispetto per le decisioni dell'autorità giudiziaria», l'assessore regionale all'urbanistica Bruno Discepolo torna sull'argomento e chiarisce il senso della richiesta di intervento del Governo e del Parlamento. «La via più semplice, ma anche più pilatesca - spiega l'architetto - è di far finta che il problema non esista. Il Governo potrebbe ragionare così: c'è una legge che prevede in tutti i casi l'abbattimento, la si applichi. Punto». La seconda ipotesi è suggestiva. «Visto - continua Discepolo che la Corte Costituzionale ha ribadito la potestà esclusiva in capo al Parlamento, la legge regionale bocciata potrebbe essere riapprovata a livello nazionale». Ancora un'ipotesi. «Si potrebbe rispolverare la legge Falanga (così chiamata dal nome del proponente, il parlamentare Ciro Falanga, già presidente dell'Ordine degli avvocati di Torre Annunziata, ndr ) che prevedeva la graduazione degli abbattimenti in base alla gravità della violazione urbanistica. Ma non si tratterebbe di una soluzione definitiva». L'assessore regionale ha invece un'altra idea che definisce «risolutiva». Eccola. Senza scendere nel tecnicismo - conclude - si dovrebbe ridare ai Comuni la potestà di risolvere la questione creando le condizioni affinché gli abusi realizzati non debbano più essere considerati tali. Questo naturalmente sulla base di atti pianificatori in questo momento impossibili da immaginare. Tutto questo al netto di quei casi che non ammettono alcuna soluzione diversa dall'abbattimento». Ma quali sono state le reazioni degli abusivi che da anni chiedono una soluzione sostenibile al loro problema? Michelangelo Scannapieco è il coordinatore regionale di «Diritto alla Casa». Pur non rinunciando a manifestazioni eclatanti è stato sempre alla ricerca di un dialogo con le istituzioni. La bocciatura della legge regionale non lo ha meravigliato. «Era solo fumo negli occhi. Si sapeva che la Regione non poteva legiferare in materia e che la questione doveva essere affrontata solo a livello nazionale». Subito dopo l'ingresso a Palazzo Chigi di Matteo Renzi, Scannapieco guidò una spedizione a Pontassieve, per sollecitare il premier a prendere a cuore le sorti delle famiglie campane che vivevano nell'incertezza. I pullman furono bloccati dalla polizia. E dopo una pacifica trattativa i dimostranti si accontentarono di affidare al questore di Firenze un messaggio e alcuni prodotti tipici della zona dei monti Lattari per Renzi. Non successe nulla. «Ora - rivela il coordinatore - speriamo in Salvini. Credo che a dispetto delle apparenza non farà finta di ignorare il problema. Anche il leader del M5s Luigi Di Maio ha più volte ripetuto che il problema va affrontato. Del resto, altro che 70 mila casi. In Campania i manufatti abusivi sfiorano il milione. Si possono abbattere tutti?».