La dimora di Varedo casa del celebre architetto fu costruita negli anni Quaranta. Il Fai: «È un museo vivo» Varedo. Il grande salone affacciato sul giardino ha uno splendido camino realizzato da Lucio Fontana. La poltrona a lato è la «P 40», un'icona del design italiano, firmata da Osvaldo Borsani e premiata con il Compasso d'oro. Mentre la Triennale dedica la prima retrospettiva all'architetto, designer, imprenditore, fondatore con il fratello gemello Fulgenzio della Tecno, a Varedo l'archivio Borsani con la delegazione del Fai di Monza e Brianza apre per la prima volta la villa di famiglia, progettata dallo stesso Osvaldo tra il 1943 e il 1945 accanto all'azienda ABV (Arredamenti Borsani Varedo) fondata dal padre Gaetano nel 1923. «È la villa Necchi della Brianza commenta la presidente del Fai di Monza Elena Colombo . Si varca la porta e il tempo pare essersi fermato in ambienti che appaiono ancora oggi assolutamente contemporanei». Sono le stanze abitate fino al 2008 e oggi scelte per servizi fotografici di moda e video pubblicitari: lo scorso anno c'era Fiorello a scendere dalla grande scala di marmo di Candoglia, qualche mese fa Liam Cunnigham, attore della serie «Trono di spade», girava nella camera padronale un corto per Fay. «Stiamo lavorando affinchèla villa resti visitabile in modo continuativo spiega Tommaso Fantoni, nipote di Osvaldo . È un museo vivo, uno scrigno del design italiano». In progetto c'è anche l'apertura dell'archivio adiacente alla casa, costituito da oltre 30 mila disegni e 8.813 progetti, che tiene insieme la storia ABV fino alla nascita di Tecno nel 1953. La visita si snoda tra il giardino, il salone, la sala da pranzo, quella del biliardo con le lampade di Magistretti. Al piano superiore le camere punteggiate di opere d'arte e pezzi di design come lo scrittoio ricurvo T96 e la libreria E22 con i montanti a muro. Tredici date disponibili per le visite il giovedì e sabato fino al 15 settembre.