Accade talvolta che i turisti, mentre si avviano verso la stazione trascinando affannosamente il trolley per le vie di Forcella, scoprono d'improvviso il complesso monumentale dell'Annunziata. Le imponenti mura mangiate dalla muffa, i fregi scheggiati: qui c'è poco da vedere, pensano. Eppure qualcuno è incuriosito dalla freccia che indica la presenza all'interno della "famosa" Ruota degli Esposti. Entrano nell'edificio trecentesco per una rapida occhiata, e dopo non vorrebbero più andarsene. Comprendono che il tamburo di legno dove venivano introdotti i neonati abbandonati è solo il frammento di un percorso storico molto più articolato, ricco di secolari vicissitudini intrecciate ai misteri della fede. Un patrimonio di arte e tradizioni popolari che si sbriciola silenzioso nel quotidiano tumulto di un quartiere indifferente, aspettando il recupero previsto nell'ambito del grande progetto centro storico Unesco, deliberato nel 2012. Con una parte del milione di euro stanziato per i complessi ospedalieri dell'Annunziata e dell'Ascalesi, si deve restaurare la grande cupola da cui recentemente sono precipiti vetri e calcinacci. La struttura appare nuda, con il tufo vivo costantemente levigato dal vento e dalla pioggia. E' evidente la necessità di arginare in tempi brevi l'erosione. Per le porzioni di muro che invece si sfaldano nel cortile della pia opera non è in programma nessun finanziamento. Bisogna solo sperare che non avanzino troppo, come un cancro. Dicevamo però dei turisti (tra i quali includiamo pure i napoletani curiosi), che nonostante le cadenti pietre s'insinuano volentieri nel disadorno ambiente per ammirare la Ruota da cui le balie, fino al 1875, raccoglievano quei fagottini piangenti lasciati da chissà chi. I cosiddetti "figli d'a Nunziata" o "esposti" (avi degli attuali Esposito) venivano cresciuti dalle suore dell'istituto e qui imparavano un mestiere, prima di andare via. Per le ragazze era più complicato. "Nel Salone delle Colonne le giovani ospiti dell'istituto studiavano musica e ogni anno, il 25 marzo, erano protagoniste del rito del fazzoletto, al quale partecipavano gli uomini del quartiere in cerca di moglie", ci racconta Maria Castaldo dell'associazione di volontariato Manallart. Dimentichiamo le atmosfere sognanti tipo "Principessa Sissi". I maschi passavano in rassegna le giovani e quando ne adocchiavano una passabile, le lanciavano un fazzoletto. Se questo veniva raccolto dalla donna, il matrimonio, con tanto di dote, era deciso. Insomma, si andava subito al sodo. Per le ragazze era comunque un'opportunità (l'unica) per conquistare la libertà. Salvo poi ritrovarsi spesso tra le grinfie di un tiranno e decidere perciò di ritornare tra le più rassicuranti braccia delle suore. La descrizione di quelle sobrie festicciole riecheggia tra le possenti colonne ogni venerdì e sabato grazie al racconto dei giovani storici del team di Manallart. "Noi siamo qui per favorire la conoscenza del complesso e organizzare visite guidate spiega la Castaldo . Purtroppo l'Annunziata è ancora fuori dai consueti itinerari di turismo culturale del centro storico. Molti si trovano a passare per caso e quando entrano scoprono storie e luoghi che non immaginavano". Angoli misteriosi come l'ipogeo vanvitelliano, attualmente chiuso, o l'austera biblioteca medica. Per riscoprire l'Annunziata bisogna aprire ogni porta e avventurarsi negli angusti corridoi in cui, di notte, si sente come uno strascicar di piedi. Chi va in giro durante le ore antelucane, assicurano certe mamme di Forcella, è quella statua della Madonna con il volto di bambola che scorgiamo in una cappella nascosta nel cuore del complesso. A forza di peregrinare in questi rioni per vegliare sui bambini abbandonati, la Madonna consuma regolarmente le sue delicate scarpine. Ce lo confermano le due suore rimaste ad accudirla, che ogni anno sono costrette a cambiarle le calzature. E' la madre di tutti, ma anche una bambina, affermano le due vecchine mentre le spazzolano i fluenti capelli veri donati dalle devote donne della zona. «Storie straordinarie di cui quasi nessuno sa niente», dice con rammarico Gino Manna, imprenditore e proprietario di un hotel nei paraggi del complesso. «Oltre alla tutela del sito aggiunge andrebbe fatto un lavoro di promozione adeguato per farlo conoscere. Anche come punto di riferimento di un quartiere che vuole liberarsi, per quanto possibile, del marchio di zona pericolosa».
Corriere della Sera
4 Luglio 2018
Napoli, l'Annunziata abbandonata
MA
Marco Molino
Corriere della Sera
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Bene culturale
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