Sono ancora lì. Protetti da uno strato di colore a tempera che li ha preservati negli anni. Anzi nei secoli, visto che Agostino Tassi, Giovanni Lanfranco e Carlo Saraceni quei fregi li dipinsero nel '600, negli anni in cui l'allora Papa Paolo V Borghese ci teneva molto a ricordare a tutti quanto ancora forte e duraturo fosse il potere della Chiesa sul resto del mondo conosciuto. Quel lungo fregio, che sottolinea il perimetro di quella che nacque come Sala Regia e che noi siamo soliti indicare con il nome di Salone dei Corazzieri, è soltanto una delle tante decorazioni pittoriche di cui il Quirinale, la "casa degli italiani" come Ciampi è solito chiamare il palazzo presidenziale che sorge in cima al colle dedicato dai romani al dio Quirino, è ricco. Una di quelle decorazioni, però, che fanno di una visita al Quirinale una sorta di "viaggio" iniziatico nella storia delle radici di Roma. Una di quelle decorazioni per le quali si è quindi studiato un piano di recupero e di restauro con un intervento ad hoc curato insieme alla Sovrintendenza al Patrimonio Storico e Artistico del Lazio. «E' proprio per questi motivi che il Presidente della Repubblica Carlo Azelio Ciampi ha appoggiato con grande interesse il progetto di recupero - spiega il professor Louis Godard Consigliere per la Conservazione del Patrimonio Artistico del Quirinale - affinchè gli italiani per la prossima primavera possano tornare a vedere la bellezze dei fregi seicenteschi attualmente ricoperti da sovrapposizioni pittoriche di epoche successive che non hanno lo stesso valore artistico». Già da alcune mesi sono stati realizzati saggi dell'area dell'intervento che hanno messo in evidenza una continuità nelle preesistenze. «Fortunatamente abbiamo potuto constatare che le pitture del '600 sono ancora in perfette condizioni. Si tratta quindi di farle "riemergere" dagli strati che le hanno oscurate in questi secoli». L'arrivo di Napoleone e la conquista dell'impero fece infatti si che il suo architetto Raffaele Stern avesse dato via ad un'opera di demolizione di quelli che erano stati i segni distintivi del potere pontificio. Scomparvero così, grazie ad un nuovo fregio di copertura, le iscrizioni relative ai Papi e alla vita del Vaticano. Che vennero ad essere sostituite dall'emblema imperiale con la N maiuscola di Napoleone e la L dell'imperatrice Maria Luisa. «Dopo la disfatta di Napoleone - spiega ancora Godard - Pio VII riprese possesso del Quirinale ed è a lui che dobbiamo l'attuale fregio, realizzato nel 1814, sicuramente molto mediocre rispetto al precedente». E su questo quindi che si interverrà per riportare in luce l'opera di Tassi, Lanfranco e Saraceni realizzata per completare lo splendore di quel salone che il Papa aveva voluto per accogliere con il giusto sfarzo le delegazioni diplomatiche straniere in visita alla Santa Sede. «Era il periodo dopo il grande Giubileo del 1600. Il Papa volesse rendere chiaro a tutti che la Chiesa era tornata ad essere il punto di riferimento per il mondo» spiega Godard . E questo è il motivo per cui chi, a lavori finiti, si recherà a visitare il Salone dei Corazzieri, così chiamato a causa della cerimonia della rivista del reparto dei Corazzieri che vi si tiene in occasione di importanti cerimonie, potrà ancora lasciarsi incantare dai sontuosi abiti di Persiani e Giapponesi immortalati negli affreschi mentre rendevano omaggio al Pontefice. Oppure farsi raccontare la strana storia del re del Congo, dipinto in una delle pareti, venuto a offrire doni al Papa e, improvvisamente morto a Roma di malattia, seppellito a Santa Maria Maggiore per stessa volontà pontificia.
Quirinale, viaggio nel tempo - Pronto il piano di recupero e restauro dei fregi seicenteschi
Il Quirinale, la "casa degli italiani", è ricco di decorazioni pittoriche, tra cui un fregio seicentesco nel Salone dei Corazzieri. Il fregio è stato coperto da sovrapposizioni pittoriche di epoche successive, e il Presidente della Repubblica Carlo Azelio Ciampi ha appoggiato un progetto di recupero e restauro. Il progetto mira a far "riemergere" le pitture del '600, che sono ancora in perfette condizioni. Il fregio originale fu realizzato nel '600 da Agostino Tassi, Giovanni Lanfranco e Carlo Saraceni, e fu distrutto durante la conquista napoleonica. Il nuovo fregio fu realizzato nel 1814 da Pio VII, ma è considerato mediocre.
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