Il Palatino non vale meno del Ponte sullo Stretto e l'archeologia romana merita interventi al livello delle grandi opere nazionali. Con lo stesso obiettivo: il miglioramento dell'economia italiana, l'ingresso di valuta pregiata, l'incremento del turismo. E' il ragionamento del soprintendente Adriano La Regina, nume tutelare dei monumenti della città eterna, in attesa già da troppo tempo che per i suoi uffici si compia quell'autonomia di gestione che ha rapidamente ridato fiato alle casse di un sito sterminato comr Pompei e seriamente preoccupato per una fase economica per le sue antichità che definisce da «era interglaciale». Dice ancora: «Roma ha periodicamente beneficiato di leggi che hanno permesso interventi importanti. Dai mondiali di calcio fino al Giubileo. Ma ora siamo fermi. E anche l'ordinaria amministrazione è difficilissima se si calcola che, di anno in anno, i finanziamenti subiscono tagli del dieci per cento. Un processo a catena per il quale in meno di cinque anni i fondi per l'archeologia già molto modesti, indispensabili per lavori ordinari e manutenzione, sono stati dimezzati». Il tempo passa sui monumenti romani che, a dispetto di ogni vox populi, non sono per niente eterni e hanno bisogno di cure costanti: «L'emergenza principale è il Palatino: servono 100 milioni di euro - dice ancora il soprintendente - È un intero colle di Roma visitabile solo in parte e rivestito di monumenti per alcuni dei quali la stabilità è precaria. Ora, non sto parlando di un collasso imminente, ma di situazioni che hanno bisogno di intervento, come la parte del colle dal lato di via di San Teodoro». La Domus aurea è un altro luogo «sprecato»: aperto, visitabile, ma con oltre cento ambienti ancora da scavare. E il terzo sito dolente è la via Appia antica, oggetto di cospicui investimenti in occasione del Giubileo ma «tali da garantirne la minima e non la massima fruibilità. Non stiamo parlando qui di emergenze ma di un potenziamento che sarebbe auspicabile e giusto». Ora la speranza è che tornino le possibilità di investimento a livello statale, qualcosa che vada oltre gli interventi dei privati che «soltanto in un caso, quello del Colosseo» sono stati tali da permettere un lavoro importante di recupero. Per le antichità di Roma, richiamo indiscusso per il mondo intero gli interventi sono indispensabili. E a breve termine. Conclude La Regina: «Quello di Roma antica è un patrimonio che senza manutenzione, potenziamento e tutela è destinato a scomparire».