La "camera" risalente al V secolo prima di Cristo rinvenuta a Prestino non bloccherà la costruzione del nuovo centro di seconda accoglienza per immigrati e persone in difficoltà. È questo l'esito del sopralluogo effettuato giovedì pomeriggio in via Sacco e Vanzetti dall'assessore ai lavori pubblici Fulvio Caradonna e dalla soprintendente ai beni archeologici di Milano Stefania Iorio. Lo scavo con i reperti portati alla luce dai lavori per la realizzazione delle fondamenta della nuova struttura da 60 posti letto si trova infatti a ridosso della strada e, da quanto si apprende, interessa il cantiere in corso soltanto marginalmente, per un metro circa. «Il centro di Prestino si farà», taglia corto Caradonna, precisando che «i reperti sono stati rinvenuti in una parte residuale dello scavo e pertanto non comporteranno grossi problemi per la nuova edificazione. La fondazione della parte centrale è, infatti, terminata e il 29 agosto l'impresa ricomincerà a lavorare». Nel frattempo gli archeologi continueranno a scavare per riportare alla luce il più possibile di quella che la stessa soprintendente milanese definisce «una scoperta importante visto che si tratta della camera più grande ritrovata finora con la sua lunghezza di 11 metri». Alla fine della prossima settimana potranno ricominciare i lavori e, nel frattempo, a Milano decideranno come debbano essere tutelati i reperti archeologici rinvenuti e quali prescrizioni imporre. «Per il momento - prosegue Stefania Iorio - abbiamo individuato due lati della camera risalente al V secolo a. C. e stiamo cercando il terzo. L'ultimo, quello più lungo, è sotto la strada e quindi non verrà toccato per il momento. Al termine della prossima settimana cercheremo di capire come procedere, ma per ora posso dire che il ritrovamento si trova al limite dell'edificio in costruzione e non dovrebbero esserci problemi nella realizzazione». Con tutta probabilità verrà progettata una copertura a vetri per consentire a chiunque di vedere i resti della Corno preromana e, a questo proposito, Caradonna ha già annunciato che «nel corso delle prossime settimane presenteremo un progetto a difesa e di valorizzazione dei reperti rinvenuti. L'ipotesi allo studia è quella di una copertura in vetro, ma, ripeto, per il centro non ci sarà alcun problema e i lavori si concluderanno». Potrebbe essere tuttavia necessario apportare varianti minime al progetto originario da un milione 470mila euro di cui 800mila finanziati dalla Regione Lombardia. Il sogno della soprintendente è quello di creare un percorso che porti i cittadini a scoprire tutti ritrovamenti preromani presenti nella zona: da via Isonzo alla Spina Verde (la camera grande di Pianvalle e stata acquistata dal Comune da pochi mesi). «Sarebbe l'occasione - conclude l'esperta -per valorizzare un patrimonio importante. Lo stesso centro di accoglienza in costruzione risentirà in positivo della scoperta dell'antico insediamento che, ribadisco, è collocato in una posizione favorevole anche per la fruizione da parte della cittadinanza».