Scendere tra olivi e ruderi romani verso la punta del Capo di Sorrento fino alla caletta, serrata da rocce, dei "bagni della Regina Giovanna" per assaporarvi, in compagnia di una gradevole ragazza, il lento declinare del giorno, era considerato un tempo il massimo della goduria. Oggi mi dicono che le godurie sono ben altre. Ne taccio. Anche le "refole" hanno il loro pudore. Non riesco, però, a non parlare dello scoramento e dell'indignazione che mi hanno colpito nel vedere sui media le foto dei disastri compiuti qualche giorno fa in quei luoghi da vandalici cretini, che hanno sfregiato ciò che resta della villa di Pollio Felice, ricoprendola per intero di devastanti graffiti, nella convinzione evidente che qui da noi ogni regola può esser impunemente violata. Magari tra la comprensione di chi, per mostrarsi "politicamente corretto", giustifica quegli scempi dicendoli espressione di pluralismo culturale, rifiuto delle marginalità, reazione alla "ideologia elitaria del decoro". E nel convincimento, non proprio campato in aria, di una sostanziale tolleranza delle Autorità (comprese le giudiziarie), che spesso lasciano deturpare, indifferenti, un patrimonio culturale, storico, archeologico e ambientale che tutti ci invidiano e che la Costituzione impone di tutelare proprio a loro che, invece, anche quando riescono a identificare quei teppisti che si spacciano per artisti, esitano ad adottare le misure (pur inadeguate) che esistono nel codice penale che contempla (art. 635 e 639) i reati di danneggiamento e di deturpamento e imbrattamento di cose altrui , nel codice dei beni culturali, nel testo unico in materia di edilizia e così via. Fonti, naturalmente, eterogenee e ingarbugliate, che invano il Parlamento ha provato più volte a coordinare. Da ultimo nella passata legislatura, in cui la Camera ha approvato sul tema un disegno di legge delega (A.C. 4220) trasmesso poi al Senato dove si è arenato. Prevedeva di ricondurre a unica categoria la molteplicità di reati esistenti e punirne seriamente gli autori nel rispetto della risoluzione dell'Assemblea generale dell'Onu 691962014 e, in generale, della disciplina internazionale in materia. Mi auguro che quel provvedimento venga ripreso e presto varato dal nuovo Parlamento per arginare quegli odiosi reati e, in particolare, il graffitismo, ormai talmente invasivo da penetrare addirittura negli ospedali (al Loreto Mare) e apparire sempre più intollerabile anche se si deve riconoscere che, in forme diverse, è sempre esistito. Come dimostrano i tanti graffiti, "elettorali" e no, scoperti a Pompei. A quei tempi però essi erano uno dei pochi modi efficaci per comunicare al pubblico. E, nonostante ciò, già allora venivano considerati talmente molesti da spingere un bello spirito a scriverne ironicamente uno (CIL. IV 2487) che ancor oggi è possibile decifrare: "Non mi faccio capace, muro mio, di come tu faccia a non crollare sotto il peso di tante cavolate!". Questo, duemila anni fa
Graffitari e vandali restano impuniti
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo