La storia del cinema di Trastevere, costruito tra 1954 e il 1956, un edificio "moderno, luccicante, invitante" con uno "schermo panoramico all'epoca il più grande della città" Il Cinema America, la sala di via Natale dal Grande a Trastevere chiusa dal 2000, quando fu costruito, tra il 1954 e il 1956, non prese quel nome a caso: l'edificio voleva rispecchiare "lo spirito dei nuovi cinema americani: moderni, luccicanti, invitanti" e il suo "schermo panoramico, all'epoca, era il più grande della città", si legge in un passaggio della Relazione tecnica e artistica allegata al decreto con il quale il Ministero dei Beni culturali fissa un nuovo (e forse invalicabile) paletto a tutela di quella sala dalla storia travagliata. Lo scorso 28 maggio, infatti, Federica Galloni, direttore generale del Mibact, ha riconosciuto "l'importante carattere artistico del complesso architettonico ex Cinema America" ponendo il vincolo d'autore su quell'edificio che la proprietà voleva prima trasformare in un complesso di appartamenti e poi in un supermercato. Ora, invece, viene tutelato perché considerato "esempio di rilievo nel panorama dell'architettura italiana della seconda metà del Novecento, per l'originalità della composizione spaziale e funzionale connessa con un'interpretazione all'avanguardia della tipologia della sala". Un nuovo capitolo di una vicenda iniziata nel 2014 quando gli eredi del progettista Angelo Di Castro (scuola razionalista) si mossero per chiedere il riconoscimento artistico di quella sala occupata nel 2012 da un gruppo di ragazzi per impedirne, appunto, la demolizione. Dopo lo sgombero, quell'esperienza politica e sociale si è trasformata in altro, tra arene estive e la concessione (dopo la vittoria di un bando) dell'ex Troisi di via Induno. Sul Cinema America, invece, è proseguito il braccio di ferro tra la proprietà e gli eredi Di Castro che nel 2014 avevano ottenuto dal ministro Dario Franceschini l'apposizione del vincolo storico. Un vincolo che, però, non ha retto al ricorso al Consiglio di Stato che nel 2017 ritenne quella decisione illegittima perché sbagliato l'iter che l'aveva determinata. Fino a fine maggio, dunque, su quel cinema insisteva unicamente una tutela sui mosaici e le sculture di Anna Maria Cesarini Sforza e Pietro Cascella contenuti all'interno dell'edificio, apposta da Francesco Prosperetti, responsabile della Soprintendenza speciale Archeologia, Belle Arti e Pasaggio per il Comune di Roma. Lo stesso Prosperetti che, si evince dal decreto della Galloni, a marzo di quest'anno aveva dato parere negativo al riconoscimento del «carattere artistico » della sala e poi a maggio aveva detto no a ulteriori approfondimenti richiesti dal Mibact. Nel frattempo, però, la direttrice generale del ministero ha acquisito il parere del Comitato tecnico scientifico per l'arte e l'architettura contemporanee che, al contrario del Soprintendente, spingeva per il vincolo. Un conflitto tutto interno al ministero che la Galloni ha risolto bocciando Prosperetti e accogliendo l'istanza presentata dagli eredi Di Castro che ora, davanti a eventuali modifiche della sala, potranno far valere davanti al giudice la tutela del diritto d'autore. Esulta Valerio Carocci, anima dei 'ragazzi del Cinema America': "Non abbiamo abbandonato il campo, la nostra battaglia è salvare le sale dalla speculazione edilizia". 01 luglio 2018