Un pezzo di storia della Sicilia più antica "dormiva" ad appena due metri di profondità al largo di Ispica, nel Ragusano. Qui, nella zona di porto Ulisse, uno dei segnalatori della Soprintendenza del mare, l'appassionato amante del mare Antonio Giunta, ha individuato qualche settimana fa un pezzo di legno lungo quasi 6 metri: un tesoro che apparteneva ad una nave di epoca bizantina e che, forse a causa di una tempesta, fu costretta a fare naufragio a poca distanza dalla costa iblea. Lo dimostrano i primi esami degli archeologi che hanno rinvenuto sul fondo sabbioso anche una parte del carico della nave: anfore frammentate che un tempo trasportavano merci e vasellame di vario tipo. In età bizantina, la Sicilia aveva contatti intensi con l'Asia minore e soprattutto Costantinopoli e il ritrovamento testimonia proprio questi rapporti commerciali tra oriente e occidente che saranno approfonditi. L'indagine subacquea è stata curata dalla Soprintendenza del mare con la Guardia di finanza di Ragusa e la Soprintendenza iblea che hanno programmato altre operazioni di recupero in collaborazione con il nucleo sommozzatori delle Fiamme gialle. "Una scoperta di grande valore - dichiara l'assessore dei Beni culturali Sebastiano Tusa - che si aggiunge alle numerose effettuate in questi anni nei fondali siciliani. Scoperta che contribuisce ad arricchire uno dei momenti più felici della storia dell'Isola: quello bizantino". In questo contesto si inserisce anche il relitto di Marzameni, attualmente in fase di scavo da parte di una missione congiunta italo-statunitense, e l'altra nave bizantina trovata a Pantano Longarini, a Siracusa, ancora nei depositi della Soprintendenza aretusea. "L'idea - dice il soprintendente di Ragusa, Calogero Rizzuto - è quella di allestire un museo nel territorio di Ispica e noi stiamo lavorando a un progetto a parco Forza che diventerebbe così un grande polo culturale".