l Consiglio di Stato boccia il ricorso: la legge italiana non può smentire la Ue «Come prima battuta, me ne viene una cinica che forse non aiuta ma è sincera: per arrivare a questa sentenza era necessario aspettare tanto tempo? Comunque sono contento per tutti noi direttori stranieri, la riforma è partita bene e ha cominciato a dare i suoi buoni frutti, è importante che ora si possa andare avanti tranquillamente», dice Peter Assmann, storico dell'arte e manager culturale austriaco, nominato alla direzione di Palazzo Ducale di Mantova e che da pochi giorni ha ricevuto la cittadinanza onoraria italiana dalla città di Casale Monferrato. È lui l'involontario protagonista di una clamorosa novità: il via libera alla nomina dei direttori stranieri nei musei italiani. La riforma voluta dall'ex ministro Dario Franceschini, varata con le nomine di sette direttori stranieri su venti dei massimi musei italiani nell'agosto 2015, è dunque salva perché la norma dell'Unione europea non può essere smentita da una legge nazionale. Lo ha stabilito il Consiglio di Stato con la sentenza depositata ieri. Il ricorso era stato presentato da Giovanna Paolozzi Maiorca Strozzi, ora Soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio a Parma, contro la nomina di Assmann alla direzione di Palazzo Ducale di Mantova. È stato smentito il Tar del Lazio che aveva accolto il ricorso e annullato gli atti di nomina nel maggio 2017, osservando che l'attuale normativa italiana non consente di attribuire a cittadini non italiani alcun incarico di livello dirigenziale. Ora il Consiglio di Stato stabilisce che «la normativa dell'Unione Europea, articolo 45 del Trattato di Roma, non consente di escludere un cittadino della Ue da una selezione pubblica, a meno che non si tratti di una posizione caratterizzata dall'esercizio esclusivo o prevalente di poteri autoritativi, come magistrati, militari, forze di polizia». Nella sentenza si legge che il decreto n. 174 del 1994 (che vieta di attribuire ai cittadini Ue posti dirigenziali, anche se di contenuto gestionale) risulta in contrasto col diritto comunitario e non può quindi essere applicato dal giudice nazionale. Dunque, i direttori non italiani nominati in diverse istituzioni restano al loro posto fino alla scadenza dei contratti nel 2019. Soddisfatto l'ex ministro Dario Franceschini, che ha fortemente voluto la riforma, affrontando resistenze e contestazioni: «Dopo anni di ricorsi e sentenze si chiude la vicenda dei direttori stranieri nei musei con il via libera del Consiglio di Stato. Grazie a tutti i direttori italiani e stranieri che ora potranno continuare il loro straordinario lavoro». Nell'intervista al Corriere il neoministro dei Beni culturali, Alberto Bonisoli, ha dichiarato a questo proposito: «A me piace pensare che un direttore debba essere bravo. Per struttura mentale, vorrei attenzione per gli italiani. Ma ragionare in base al passaporto mi sembra desueto, così come trovo provinciale che la scelta di uno straniero, solo perché straniero, sia segnale certo di modernità. Se un direttore bravo non è italiano, perché no? Ma no alla nomina "solo" perché straniero...».
Corriere della Sera
26 Giugno 2018
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Direttori stranieri dei musei. Ora c'è il via libera definitivo I
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Paolo Conti
Corriere della Sera
Artista / Persona
Bene culturale
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