Giandomenico Amendola, già professore ordinario di Sociologia urbana nella Facoltà di Architettura dell'Università di Firenze e membro del Dipartimento di Urbanistica e Pianificazione del Territorio vede le città in un'ottica multidisciplinare. Professor Amendola, il convento di San Marco chiude: che accade? «È un mutamento importante per la città. Paradossalmente una città non vive di storia, quella è consegnata ai libri, ma di memoria collettiva identitaria, di cosa sente la gente. Firenze nei secoli è sempre riuscita a mantenere il difficile equilibrio tra laicità e senso della religione, Umanesimo e Fede, e San Marco è un simbolo perfetto di questo equilibrio, sentito come tale da tutti. La sua chiusura è un colpo per la città». Un simbolo del legame società civile-chiesa, come tutto il centro di Firenze, la sua struttura urbanistica. «Tutte le città italiane medievali hanno almeno tre piazze che indicano i tre poteri, la piazza del mercato, del potere civile, della fede. Firenze ha piazza Signoria per il potere civile, San Lorenzo per l'area mercatale e l'economia, piazza Duomo per la cattedrale, cui si aggiunge la commistione forte tra potere civile e religioso data da Orsanmichele, chiesa-granaio, e da San Miniato, sulla cui facciata spicca l'aquila di Calimala, che tiene tra gli artigli la balla di lana che fu all'origine della ricchezza della città. In questo quadro il convento di San Marco pagato dai Medici e "casa" del Savonarola è fondamentale». I Domenicani hanno solo assicurato che la biblioteca resterà fruibile. «Non vorrei, ma è certamente solo un incubo, che ci facessero residenze nel convento... Incubi a parte è ovvio che i domenicani si dovranno inventare modalità per farlo vivere anche senza i frati, una sfida non facile, ma decisiva. Va tenuto vivo e vitale anche il simbolo fisico, cioè il convento dove abitò La Pira, e va fatto magari coinvolgendo il Comune, le Fondazioni, l'Università». Si potrà tornare indietro, magari ad opera di Papa Bergoglio? «L'Ordine è autonomo e certamente non avrà preso la decisione a cuor leggero. Cosa potrà o vorrà fare il pontefice non posso saperlo. So che quel simbolo di Firenze non va oscurato». (Mauro Bonciani)