Il presidente del Consiglio regionale Giani: vedremo i Domenicani, non si chiude un pezzo di storia Nessuna rassegnazione alla chiusura del convento di San Marco. E grande attenzione affinché un polo spirituale e culturale non venga meno. Le istituzioni, dopo la decisione dei Domenicani di chiudere il convento di Savonarola e La Pira, chiedono certezze. «Serve un tavolo con istituzioni, soprintendenza e ordine dei Domenicani per scongiurare l'annunciata chiusura del convento di San Marco» dice il presidente del Consiglio regionale Eugenio Giani, che definisce «incredibile» il decreto firmato da padre Bruno Cadorè e letto mercoledì scorso ai 4 frati della comunità. «Il convento di San Marco rappresenta una parte fondamentale della storia e dell'arte di Firenze sottolinea il presidente Penso a Cosimo il Vecchio, al co-patrono di Firenze Sant'Antonino Pierozzi, a Girolamo Savonarola, al Beato Angelico, al sindaco santo Giorgio La Pira. San Marco è espressione autentica e profonda dell'identità di Firenze». Quindi, continua Giani, «è fondamentale creare questo tavolo, perché è inaccettabile che abbiano deciso di chiudere uno dei caposaldi della storia fiorentina. Tutti dobbiamo impegnarci per scongiurare la partenza dei domenicani». Anche Palazzo Vecchio esprime perplessità ed amarezza. È la vice sindaca Cristina Giachi a prendere posizione: «Ho incontrato i frati in più di una occasione e ho sempre detto loro che il Comune era disposto a sostenere e stringersi attorno alla comunità di San Marco. Ho ricordato i progetti per quell'area, la tramvia, il rifacimento della piazza e l'arrivo dell'Istituto Universitario Europeo. Ma evidentemente non è bastato. I domenicani ci hanno sottolineato la scarsità di risorse umane, ma resto convinta che lasciare i 4 frati sarebbe stato bello e importante. Spero che il decreto firmato dal padre generale non significhi anche un arretramento culturale. Vigileremo affinché questo non accada». Poche righe in latino hanno definito il futuro di San Marco, quelle del decreto firmato a Roma dal padre Generale dei Domenicani, Bruno Cadorè il 15 maggio e reso effettivo mercoledì quando il padre provinciale, Aldo Tarquini, lo ha comunicato ai frati del convento. Il decreto spiega che «dopo aver esaminato le richieste presentate dal consiglio dell'ordine provinciale e la lettera del padre provinciale del 30 aprile 2018» in base alle norme dell'Ordine, «domus nostram Santi Marci in civitate Florentiae sitam supprimimus et suppressam declaramus». E aggiunge che le attività ed i ministeri «da compiere nella chiesa e nel convento di San Marco sono affidate dalla comunità del convento di Santa Maria Novella», come il rettore della chiesa. Il decreto non aggiunge nella sui motivi della decisione, né entra nei dettagli su come mantenere fruibile la biblioteca, ma certifica appunto la soppressione della «casa» di San Marco, già definitiva.