I 650 mila euro che arriveranno a Brescia per prevenire il rischio idrogeologico sono una delle buone notizie, che troppo raramente si possono registrare in materia ambientale. Molte volte su queste pagine, davanti a catastrofi, danni, smottamenti, esondazioni fin troppo annunciati, abbiamo ricordato agli amministratori la necessità di prevenire l'azione del tutto prevedibile della natura. Invece in questo caso non possiamo che plaudere allo stanziamento di nove milioni di euro, che la Regione Lombardia ha destinato alla cura del proprio territorio. Non sarà la panacea capace di risolvere tutte le emergenze, ma è un gesto importante, che corrisponde a una logica corretta: quella di intervenire prima. Come ci ricordava già Carlo Cattaneo nelle splendide Notizie naturali e civili sulla Lombardia, la nostra è una terra estremamente varia, con realtà ambientali che spaziano dalla pianura ai ghiacciai, dalle colline e dai laghi alle Prealpi, passando per i tortuosi corridoi di vallate spesso dall'orografia assai complessa e tormentata. Ma questo straordinario patrimonio di biodiversità spesso è stato piegato alle esigenze del profitto. Sfruttare è sembrato più importante che conservare. Le attività produttive, i movimenti migratori, l'impetuosa crescita dell'economia hanno moltiplicato gli insediamenti. Dove un tempo la sapienza popolare aveva lasciato delle aree di rispetto affinché i fenomeni naturali non recassero danni all'uomo si è costruito selvaggiamente, ricoprendo la nostra terra di colate di cemento. Non c'è bisogno di evocare fantasmi leopardiani o di ipotizzare scenari apocalittici da ecovengeance per capire che la natura continua comunque a fare il suo corso. Anzi possiamo dire che, quanto più nelle fasce superiori del paesaggio, come le testate delle valli, i pascoli e i boschi, l'uomo ha dato forfait, abbandonando la terra al suo destino e non effettuando più quella manutenzione in cui l'antica civiltà alpina era maestra, tanto più le conseguenze sono state gravi. I nodi vengono al pettine e le piene precipitano a valle. Colonizzando tanto pesantemente il territorio abbiamo acceso dei debiti che non possiamo permetterci il lusso di ignorare. Invocare la fatalità è un logoro copione. La protezione civile è ormai una scienza e ci ricorda che la difesa del paesaggio deve essere pianificata per tempo. Auguriamoci dunque che a questo intervento della Regione altri ne seguano, diventando una stabile prassi per gestire un patrimonio, che non si può rinnovare.