Uomini e libri. L'«Istituto Centrale per la Patologia del libro», frazione del ministero dei Beni culturali e finora ospedale per libri attaccati da virus e batteri, cambia missione, il restauro e la cura restano il «core business» di questo centro specializzato fondato negli anni Trenta da Alfonso Gallo. Ma l'Istituto si occuperà anche di educazione alla prevenzione. Un lavoro che richiede un cambiamento di mentalità da parte di chi con i libri convive. Dopo l'allarme «carta acida» lanciato dalla Bibliothèque Nationale de France, secondo cui un miliardo di libri stampati dal 1850 in poi potrebbero lentamente sbriciolarsi, la conservazione del patrimonio librario diventa urgente. E un lavoro di prevenzione costante, spiegano all'Istituto, potrebbe in buona parte risolverlo. «I libri vanno tutelati come i monumenti» spiega Armida Batori, direttrice dell'Istituto, che sogna per le trecento biblioteche romane un futuro senza muffe, batteri e termiti. Come quelle che aggredirono i volumi della biblioteca del Senato. Furono scoperte quasi per caso quando un visitatore prese in mano un volume e lo vide polverizzarsi. La rilegatura era intatta ma l'interno era stato divorato dagli insetti del legno. Contro simili sciagure la strada indicata dalla Batori e dalle sue collaboratrici è la stessa: insegnare la prevenzione a cominciare dal personale delle biblioteche. «Il controllo sull' umidità degli ambienti e azioni di spolveratura metodica possono salvare migliala di libri» spiega. E allarga le braccia: «Purtroppo siamo abituati ad affrontare il problema quando è già divenuto emergenza». Per questo occorre cambiare mentalità, sottolinea. E imparare la conservazione del libro come di un'opera d'arte. Sulla sua scrivania spicca un saggio dal titolo: «Una via per la spolveratura». Pare un manuale per bibliotecari ma sfogliandolo appare un trattato sul sentimento fra uomini e libri e che, talvolta, come per altre relazioni sentimentali, degenera in incomprensione. Scrive l'autore: "Gli scaffali parlano e comunicano cura o disattenzione e i primi a colloquiare con tali linguaggi sono le persone che si occupano di prendere e ricollocare i libri». La polvere contagia uomini e libri allo stesso modo, si legge ancora: «E i luoghi polverosi stimolano l'incuria».I libri si impolverano e il personale si trascura: «Luoghi sporchi non invogliano ad un'attenta attività di cura». L'eliminazione della polvere diventa così un momento di riconciliazione reciproca: «La spolveratura può migliorare quel rapporto tra uomini e libri che è una delle vie della conservazione». Migliorare il rapporto tra uomini e libri. Rita Carrarini, responsabile della Biblioteca dell'Istituto di Patologia, quindicimila volumi con testi specializzati di chimica e tecnica del restauro concorda. E spiega: «Molti bibliotecari sono traditi dalla mentalità. Ad esempio credere che i libri vecchi siano quelli più a rischio». Di recente l'Istituto per la Patologia e le Biblioteche di Roma hanno stipulato un accordo per la prevenzione proprio per proteggere il patrimonio librario recente. Un'indagine svolta due anni fa su quindici biblioteche romane, spiega la Carrarini, ha catalogato i nemici dei libri: prima di tutto l'umidità (quella ottimale è stabilita fra il 45 e il 60 per cento). «Nel 30 per cento dei casi era oltre la soglia» racconta la Carrarini. Le infiltrazioni d'acqua. Il 40 per cento delle biblioteche censite avevano problemi del genere. E gli esempi non mancano: perfino in biblioteche storiche che hanno sede in prestigiosi palazzi nel centro della città, come «La Crociera» al Collegio romano, ci sono state infiltrazioni dai tetti e libri che si sono «inzuppati». Un altro problema serio è rappresentato dalla temperatura dei locali. Quella ottimale è Ira i 16 e i 20 gradi ma circa il 30 per cento delle biblioteche supera questi valori. Infine, ed è forse il più difficile da studiare e combattere, l'inquinamento. «È ancora difficile stabilire esattamente quali conseguenze provoca l'inquinamento sui libri, per questo stiamo lavorando a un progetto di monitoraggio che rilevi i danni». In fondo il vero nemico dei libri pare quello, impossibile da censire, dell'indifferenza.