Una grande piazza pedonale, con un piccolo boschetto e il lastricato ottocentesco ricostruito con le pietre originali. È la nuova piazza del Carmine, inaugurata ieri dal sindaco Dario Nardella con due mesi d'anticipo rispetto al cronoprogramma dei lavori: «Questo è un giorno di festa per tutti gli abitanti dell'Oltrarno ha detto il sindaco Questa piazza fino a pochi mesi fa era una parcheggio a cielo aperto, ora diventa un luogo da vivere, da godere e da amare, un po' come era qualche decina di anni fa. E abbiamo restituito dignità a un gioiello della storia dell'arte, la cappella Brancacci di Masaccio. Ci sono persone che non si accorgevano neanche di questo luogo, a causa del caos determinato dalle auto. Questa piazza torna ai fiorentini». Nardella ha anche respinto le possibili obiezioni sul problema dei posti auto: «È impossibile mettere d'accordo tutti. Ma in piazza del Carmine è stato recuperato un centinaio di posti auto. E il saldo del quartiere è in pareggio, perché erano stati ricavati altri posti sul lungarno e in piazza del Cestello ha detto Ma se devo immaginare Firenze tra 50 anni la immagino con meno auto, con più mezzi pubblici, meno inquinata, più verde. È la Firenze che costruiamo per i nostri figli. Abbiamo una visione, questa piazza rappresenta la Firenze che cambia». Simbolo del rinnovamento della piazza, disegnata dall'architetto Mario Pittalis, è il Marzocco, il leone di rami dell'artista Sedicente Moradi, metaforicamente a difesa del boschetto. Sono 23 gli alberelli piantati e riportano i nomi delle classi e delle scuole che li hanno «adottati». Diciannove sono aceri che durante l'autunno avranno le foglie gialle o rosse. Gli altri quattro sono canfori, sempreverdi, in modo che anche d'inverno rimanga una piccola traccia del boschetto. Sotto, all'ombra, ci sono le uniche sedute della piazza. Quattro «sedie» con degli schienali in ottone, realizzati da Cosimo De Vita, che rappresentano le facciate di Santa Croce, Santa Maria Novella, Santo Spirito e San Loreno (ma nella versione ideata da Michelangelo). Poi ci sono quattro panchine in pietra, che riportano frasi che celebrano i simboli della piazza: i frati carmelitani, Masaccio, Ottone Rosai e gli stradini che, nell'Ottocento, realizzarono il lastricato secondo il metodo delle solide strade consolari dell'antica Roma. Ieri, nella piazza difesa sul suo perimetro da paletti di ghisa, i fiorentini hanno cominciato ad arrivare alle cinque di pomeriggio, all'apertura della cappella Brancacci per una volta gratuita e accessibile fino a tarda sera: è stato un pienone, le prenotazioni erano già esaurite dal mattino. Fuori, fino a che il sole non ha smesso di picchiare, la gente era divisa su due fronti: chi all'ombra della chiesa, chi del boschetto. Nel mezzo il vuoto. Quel vuoto, ha assicurato il sindaco, sarà riempito con iniziative di arte e artigianato. «Che sono l'anima dell'Oltrarno», ha chiosato Nardella che ha aggiunto: «La cosa più bella oggi è stata vedere di nuovi i bambini qui con il pallone». Poi, col calare della sera, tutta la piazza si è riempita, con centinaia di fiorentini, compreso Matteo Renzi: «Sono venuto per applaudire Nardella», ha detto. La chiusura è stata affidata al coro della voci bianche e all'orchestra del Maggio musicale fiorentino. Con un sindaco entusiasta che ha gridato: «Viva Fiorenza, Viva San Frediano».