L'artista tedesco Mucha presenta la sua opera acquisita dal Castello «Ho voluto che fosse qui, ho rifiutato di venderla ad altri compratori» La direttrice Carolyn Christov-Bakargiev la definisce «una didascalia in 3D». Un'opera nata per «mostrare la mostra», integrando e raccontando la storia di «Mutterseelenallein» (Solitudine), la grande installazione di Reinhard Mucha acquisita dal Castello di Rivoli con il sostegno della Fondazione Crt per l'arte nel 2008 ed esposta dall'anno successivo al secondo piano del museo. In queste ore, l'artista tedesco è di nuovo in quelle sale, al lavoro per allestire «Die Verwandlung, 2016» (Metamorfosi), donata da uno degli Amici benefattori del Castello di Rivoli, il collezionista Marco Rossi. Mucha, quali sono i legami tra le due opere? «Metamorfosi è la chiave di volta di "Mutterseelenallein". Non è un elemento scultoreo, ma un "sottotitolo". Quando sarà ultimata sarà possibile capire immediatamente il lavoro nel suo insieme, poiché Metamorfosi racconta la storia di come l'opera intera si sia trasformata dalla tappa al Museum für Moderne Kunst di Francoforte (prima era stata esposta alla Galleria Lia Rumma di Napoli nel 1989, ndr) fino alla sua versione di Rivoli. Non serviranno più parole per raccontare il significato dell'opera, perché nei monitor sarà visibile l'intero processo di creazione». Possiamo definirlo un lavoro didattico? «Non è un'opera didattica, è una spiegazione visiva, la traccia di quello che è stato e che è oggi. La distanza temporale tra le due parti che compongono l'istallazione è riconducibile al tempo di cui ho avuto bisogno per portare a compimento questa parte finale del lavoro». Quando ha avuto l'idea? « L'idea l'avevo già ai tempi di Francoforte, però il tempo è trascorso rapidissimo e non ho potuto realizzarla prima. La vita era troppo complicata». Il titolo si riferisce al tempo o è anche una citazione kafkiana? «È chiaro che Metamorfosi si riferisca a Kafka, si potrà vedere con chiarezza appena avrò finito di montarla. C'è persino una mosca nascosta dietro uno degli elementi a muro. Una mosca morta dentro l'opera». Qual è la relazione con Rivoli? «Nella versione finale di Metamorfosi ho pensato proprio a Rivoli, perché nel 1992, quando ho installato "Mutterseelenallein" a Francoforte, non avevo i materiali "recuperati" con cui l'ho costruita. Forse è stato il destino. Aveva bisogno di tempo per essere compiuta. Non ho aspettato così a lungo deliberatamente, è solo successo così. Dal momento in cui è stata installata a Rivoli, mi è stato chiaro che dovevo farlo. L'istallazione ha molto più senso con la sua chiave di volta. Come saprà, l'ho data io stesso al museo, ho voluto che fosse custodita qui. Un'altra fondazione voleva comprarla, ma mi sono rifiutato. Metamorfosi è dedicata a Rivoli poiché è semplicemente il sottotitolo, la sub-opera dell'installazione completa».