Gran parte della memoria storica dell'Iraq è stata cancellata per sempre in tre giorni. Dal 10 al 12 aprile di due anni fa l'incendio e il saccheggio della Biblioteca nazionale e dell'Archivio di stato di Baghdad hanno annientato secoli e secoli di storia, cultura e tradizione del disastrato paese mesopotamico. Centinaia di migliaia di documenti d'archivio, materiale storico e libri rari sono andati distrutti o sono stati trafugati durante i terribili saccheggi seguiti alla presa della città da parte degli americani. Nella Biblioteca della capitale irachena erano conservati manoscritti e documenti di epoca ottomana di i-nestimabile valore e oltre un milione di volumi, alcuni dei quali vecchi di secoli. «Tra le opere c'erano capolavori filosofici, trattati matematici, antiche e preziose edizioni delle Mille e una notte - spiega Saad Eskander, attuale direttore della nuova Biblioteca nazionale di Baghdad, mostrando le fotografie dei resti della prestigiosa struttura - quel che rimane sono poco più di settecentomila volumi e meno della metà dei documenti del ventesimo secolo, relativi al periodo precedente agli anni '80». Si sono salvate invece molte opere messe all'indice da Saddam: la letteratura sciita e quella curda, i classici del marxismo, le opere della dissidenza irachena. «La cultura - prosegue - è all'ultimo posto tra le priorità della ricostruzione sia da parte degli americani che degli organismi internazionali che definiscono i piani della cooperazione». Eskander è giunto in Italia su invito dell'associazione "Un ponte per" con l'obiettivo di raccogliere aiuti e collaborazioni per la ricostruzione del patrimonio librario e archivistico del suo paese. Anche dopo le note vicende culminate nel rapimento delle due operatrici Simona Torretta e Simona Pari l'organizzazione umanitaria ha mantenuto una presenza in Iraq e collabora con le istituzioni locali per progetti legati alla cultura e all'educazione. Una delle iniziative più qualificanti riguarda proprio la Biblioteca della capitale irachena, per la quale urgono finanziamenti e collaborazioni internazionali. Alcuni aiuti sono arrivati dalla Repubblica Ceca, dalla Gran Bretagna e da alcune università statunitensi. Adesso qualcosa si sta muovendo anche nel nostro Paese. A Baghdad, ai danni causati dall'incendio, hanno fatto seguito i furti e i saccheggi. «Raad Bandar, direttore della Biblioteca durante il regime, fece l'errore di nascondere i manoscritti e i documenti di maggior valore nei sotterranei del Ministero del turismo piuttosto che nelle moschee circostanti - spiega Eskander - il palazzo fu assaltato, tutto il materiale di valore venne sottratto e gli scantinati vennero allagati». Da come parla si capisce che non ama gli americani, eppure nega categoricamente che siano stati in qualche modo responsabili della distruzione e del saccheggio della Biblioteca. «Di certo sono venuti meno ai loro obblighi di protezione della tradizione culturale del nostro Paese, ma la devastazione e il saccheggio sono stati opera degli iracheni. Si trattava di gente ben informata, che sapeva dove cercare e cosa trovare, visto che sono scomparsi molti documenti e manoscritti relativi ai rapporti con l'Iran, la Siria, la Giordania e l'Arabia Saudita». Eskander punta chiaramente il dito contro i vecchi dirigenti del partito Ba'ath, i fedelissimi di Saddam: «Sono stati loro a rubare i testi più rari e a distruggere gli archivi: così sono riusciti a cancellare molte delle vergogne della dittatura come le sentenze della corte marziale contro gli oppositori politici». Nella dinamica delle guerre moderne le Biblioteche nazionali sono diventate un bersaglio ma in Iraq, contrariamente a quanto accadde a Sarajevo, sono stati gli stessi iracheni a voler cancellare le tracce del proprio passato. L'assalto alla Biblioteca e all'Archivio sono stati l'ultimo atto di disprezzo della dittatura nei confronti della cultura del Paese. «Per tutta la durata del regime di Saddam Hussein - prosegue Eskander -la Biblioteca nazionale di Baghdad è stata una sorta di cimitero abbandonato dove archivisti e biblioteca-ri erano ridotti al ruolo di servi del regime». La parziale rinascita della struttura risale al periodo di governo dell'autorità provvisoria irachena guidata da Paul Bremer. Nel luglio 2004 ci fu la riapertura ufficiale e proprio Eskander fu scelto per dirigerla. Era il più giovane direttore della storia della Biblioteca e dell'Archivio di stato di Baghdad ma si dovette subito scontrare con le solite difficoltà: tra le priorità della ricostruzione la cultura stava all'ultimo posto, come durante il regime di Saddam. Una nuova sede per la Biblioteca fu individuata nel pieno centro della capitale, nella vecchia sede del Ministero della difesa, uno splendido edificio fatto costruire dai britannici negli anni '20. La riorganizzazione della struttura è stato il primo compito del nuovo direttore, che ha fatto l'inventario dei danni e ha cambiato drasticamente i meccanismi decisionali interni, attraverso un processo di democratizzazione. «A-desso - spiega - bibliotecari e archivisti eleggono i loro rappresentanti che partecipano alle riunioni dei vari dipartimenti e seguono in prima persona l'attività della struttura». Tutto ciò accade mentre fuori dalla Biblioteca continua a regnare il terrore. «A poco meno di un chilometro dalla nostra nuova sede c'è Hai-fa Street, la roccaforte del terrorismo dei fanatici fedeli a Saddam. Alla Biblioteca le evacuazioni sono quasi giornaliere, eppure 0 giorno dopo si torna al lavoro come se niente fosse. D'altronde, noi non vogliamo diventare solo un deposito di libri e documenti, ma impegnarci in attività e-ducative e culturali contribuendo alla nascita di nuova cultura moderna e liberale per l'Iraq».