La metafora più efficace la si potrebbe cavare da quei trenta-vigili-trenta che la sera dell'inaugurazione presidiavano il perimetro del quartiere della Kalsa, implacabili ed efficienti scolte alle seratine estive dei palermitani, negando l'accesso perfino alle auto dei residenti veri che esibivano il documento di identità. Dalla scorsa estate se ne erano visti sì e no tre, di vigili urbani. ENEL rione, come del resto in tanti altri della città, fino ad allora le auto avevano sempre, impunemente, presidiato ogni angolo possibile, in barba a divieti di sosta e zone blu. Altro che aree riservate ai pedoni o strade a traffico limitato: di pedonale non ci sono nemmeno i marciapiedi, da quelle parti. Tant'è che la lodevole iniziativa delle "Passeggiate raccontando" accessibili ai disabili suona proprio come una beffa: provate a passeggiarci nei restanti giorni dell'anno, in carrozzina, tra i rifiuti, le auto e i motorini che intasano i marciapiedi e gli scivoli (quando ci sono). A ogni modo si è già abbondantemente assottigliata, la compagine delle guardie municipali, e la presunta isola pedonale, come una Mompracem momentaneamente perduta, è già stata riconquistata dalle tigri della Malesia palermitana con i loro scooter e suv. Anche la munnizza, a dire il vero, si è diradata, ma con essa si sono rarefatti anche i cassonetti, compresi quelli per la raccolta differenziata: si vede che pare brutto lasciare credere che i residenti, durante la rassegna, producano rifiuti e abbiano perfino la sfrontatezza di volerli conferire, come si dice, negli appositi contenitori, magari negli orari stabiliti. Ma forse l'allegoria più smagliante l'ha inconsapevolmente offerta la serie di letture pomeridiane a villa Garibaldi intitolata "Un mondo di fiabe": bella idea, non c'è che dire, pensata apposta per cittadini più giovani della nostra felicissima Palermo. Peccato che la piccola biblioteca per ragazzi ospitata proprio nella palazzina del giardino versi da anni in uno stato di semi-abbandono: è quella che un lungimirante assessore volle trasferire da Villa Trabia, col puntiglio inesorabile dell'amministratore che sfascia una cosa che funziona solo perché l'avevano istituita i predecessori: non ci sono i soldi nemmeno per riparare un vetro rotto e sostituire una lampadina, a quanto pare, tanto è vero che la biblioteca non viene nemmeno segnalata, visto che in effetti non funziona. I volenterosi animatori della ludoteca lavorano a singhiozzo con contratti trimestrali, tenendo in piedi l'unico luogo di svago per i bambini del quartiere. Sarà qualunquistico, ma viene proprio da domandarselo quanto sarà costata quella settimana di racconti per fanciulli e giovinetti, e se quel denaro non sarebbe stato meglio destinato a finanziare, finalmente, l'istituzione di almeno una biblioteca per bambini in città. Ma si tratta di un mondo di fiabe, appunto. E chissà come l'avranno presa gli esercenti del Cassaro, o quelli del primo tratto di via Roma, la sontuosa installazione delle luminarie d'autore: loro che sotto le feste di Natale avevano dovuto stilare un appello all'amministrazione comunale perché facesse arrivare gli addobbi anche nella parte bassa di corso Vitto rio Emanuele e non lasciasse quelle strade al buio e all'incuria. Si sta parlando di Kals'art. E siccome essere additati quali «nemici della contentezza», di questi tempi, è un rischio che incombe su chi esprima qualsivo-glia forma di dissenso (giacché sempre allegri bisogna stare che il nostro piangere fa male al re), occorre precisare che qui non si vuole moralisticamente criticare la manifestazione estiva in sé o fare le pulci a una macchina organizzativa tanto complessa (ma assai munificamente oleata) come quella dell'Ufficio grandi eventi. Per carità, è cosa buona e giusta Kals'art e anche, per molti aspetti, ben pensata: alcune sezioni (come quella musicale) sono assai ben curate, per non dire dell'eccellente rassegna cinema-tografica"Il sogno della ragione". Quello che si vorrebbe provare a evidenziare è che la rassegna, nel suo, per così dire, dispiegarsi organizzativo, a fronte dell'incuria che il quartiere patisce nei restanti trecentotrenta giorni dell'anno, denuncia con disarmante evidenza l'assenza di un progetto complessivo, da parte di questa giunta, per il centro storico della città (e non solo per quello, a ben guardare): La Kalsa, insomma, finisce col funzionare come una di quelle località turi-stiche esotiche per occidentali, dove per un limitato periodo della stagione si più trascorrere amabilmente un po' di tempo libero, per poi tornare a casa a proiettare le diapositive di un luogo che di fatto non esiste, alla faccia di quelli che nel sito pittoresco o nelle sue immediate vicinanze hanno la sventura di risiederci per tutto l'anno. La dichiarazione della signora «che finalmente può passeggiare senza rischi nei vicoli del quartiere», raccolta da questo giornale, in questo senso è davvero emblematica. Il fatto, poi, che siano state le suore della Magione a praticare l'unico significativo gesto di dissenso e di disobbedienza civile contro l'ennesimo deprimente intervento «artistico» sulle macerie della città vecchiastavolta era La Chapelle, ma ieri poteva essere Barcelo deve ragionevolmente far temere che ai Grandi eventi di centrodestra faranno seguito quelli di centrosinistra. Con buona pace di chi, per Palermo, ancora vagheggia una politica fondata per prima cosa su quelli piccoli, ordinari, quotidiani. Indispensabili, ma forse poco spendibili quanto a ritorno di immagine.
PALERMO- Eventi serali alla Kalsa all'alba resta il degrado
La Kalsa, quartiere di Palermo, è stata oggetto di una rassegna estiva di eventi, Kals'art, che ha visto la partecipazione di artisti e organizzazioni. Tuttavia, il quartiere è noto per la sua incuria e la mancanza di progetti per il suo sviluppo. La rassegna ha denunciato l'assenza di un progetto complessivo per il centro storico della città. La Kalsa è stata descritta come un luogo che funziona solo per un limitato periodo della stagione, mentre gli abitanti del quartiere devono affrontare la realtà quotidiana della sua mancanza di sviluppo.
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