Nel 1965 Federico Zeri, come annuncia in una lettera a Roberto Longhi, costruisce a Mentana un istituto per la Storia dell'arte con relativa biblioteca, che per oltre 30 anni arricchisce con opere d'arte, libri e soprattutto fotografie con le sue expertise. Nel 1998 Zeri avvia contatti anche con l'Università di Bologna per cederle, lui vivo, la sede dell'istituto a patto di mantenerlo a Mentana e in cambio di un vitalizio. Il rettore Magnifico dell'epoca, Fabio Roversi Monaco, accetta. In una lettera del 31 luglio il rettore bolognese specifica a Federico Zeri che «1) la Villa di Mentana verrà gestita da una Fondazione dell'ateneo di Bologna, che porterà il suo nome e che sarà tenuta a garantirne in perpetuo la conservazione e la disponibilità..., 2) ciò comprende anche il mantenimento di una foresteria nella villa, 3) la biblioteca e la fototeca verranno curate, conservate e soggette a manutenzione ed incremento..,». Prima che sia firmato l'accordo per la fondazione, il 5 ottobre 1998 Federico Zeri muore. Si apre il suo testamento redatto la settimana prima: sulla base dei solenni impegni dell'università, Zeri le ha lasciato la villa con la fototeca, la biblioteca d'arte e la raccolta di antiche epigrafi. Due giorni dopo Fabio Roversi Monaco, pronunciando davanti al Consiglio nazionale per i Beni culturali l'elogio dello scomparso rinnova, presente il ministro Veltroni, gli impegni presi con Federico Zeri. Roversi Monaco dichiara apertamente che la biblioteca, la fototeca e la villa del Maestro sarebbero diventate a Mentana un centro internazionale dell'Ateneo bolognese. Il 30 novembre 1998 in una bozza di programma per la Fondazione Zeri si conferma che la villa di Mentana è destinata a diventare, «in accordo con le volontà espressa dallo studiosi negli incontri avuti con il rettore Roversi Monaco e la professoressa Anna Ottani Cavina», quest'ultima attuale direttrice della fondazione, un centro di ricerca avanzata nel campo della Storia dell'arte, specialmente sulla base della fototeca Zeri composta da oltre 300.000 fotografie. Ma nel luglio 2001 nella relazione preparata per il Collegio scientifico della Fondazione Zeri, falsando la verità, si afferma che «Federico Zeri non ha mai espresso il desiderio che il centro di cultura, che egli aspirava di animare con le sue raccolte, fosse accolto nella villa di Mentana». Da qui la decisione del nuovo rettore, Pier Ugo Calzolari, di non rispettare gli impegni presi dal suo predecessore. In seguito a ciò, il 1 luglio 2002 il professor Fabio Roversi Monaco, attuale amministratore delegato dell'Istituto dell'Enciclopedia italiana, si dimette dalla Fondazione Zeri, stigmatizzando l'operato del suo successore. Da pochi giorni sembra che si sia aperto uno spiraglio per porre riparo a questo autentico scippo. Perché le leggi vigenti vietano la rimozione o il trasferimento di qualsiasi bene culturale vincolato senza lo specifico consenso del ministero per i Beni culturali. E anche la Regione Lazio ha qualcosa da dire su questa contorta vicenda. Come finirà? Viene in mente la famosa frase di Shakespeare: «E se Bruto è un uomo d'onore...».
07042003 Zeri, eredità e promesse
Nel 1965 Federico Zeri costruisce a Mentana un istituto per la Storia dell'arte con relativa biblioteca. Nel 1998, Zeri inizia contatti con l'Università di Bologna per cederle la sede dell'istituto a patto di mantenerla a Mentana e in cambio di un vitalizio. Il rettore Magnifico dell'epoca, Fabio Roversi Monaco, accetta e promette di garantire la conservazione e la disponibilità della villa e delle collezioni. Prima che l'accordo venga firmato, Zeri muore il 5 ottobre 1998. Il suo testamento lascia la villa con la fototeca, la biblioteca d'arte e la raccolta di antiche epigrafi.
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