Alcune precisazioni sull'articolo di Salvo Sbacchis "Paesaggio e città, la riforma tradita" pubblicato sull'edizione di ieri. Come avvocato mi occupo giornalmente di questioni attinenti al diritto urbanistico e della legislazione del paesaggio. E penso che nessuno (o quasi) abbia fatto caso alle nefaste conseguenze pratiche che quella legge comporterebbe qualora approvata. Il ddl dell'assessore Cascio propone infatti l'abrogazione di una serie lunghissima di norme attualmente vigenti, con il conseguente scardinamento del sistema di salvaguardia della nostra natura, del paesaggio e delle coste della nostra regione. Qualche esempio: 1) l'abolizione definitiva della fascia di inedificabilità dei 150 metri, con connessa implicita sanatoria per gli abusi sulle coste; 2) l'abolizione della fascia di rispetto all'esterno dei boschi e delle aree archeologiche; 3) l'abrogazione delle norme sull'edificabilità dentro i boschi; 4) l'eliminazione dei limiti di legge inderogabili sulle volumetrie edificabili in tutte le zone del territorio comunale; 5) l'abrogazione del regime limitativo per le costruzioni in verde agricolo che viene così equiparato a qualsiasi altra zona; 6) l'eliminazione di limiti e salvaguardie per l'edificazione nei centri e nuclei storici. Non resta che un dubbio: ma siamo di aver valutato tutti gli aspetti della proposta «riforma» prima di proclamare allarmi su un suo ipotetico stravolgimento? Siamo certi che sia la cosiddetta «riforma» ad essere stata «tradita» o non sia piuttosto essa stessa, se non prontamente bloccata, a tradire, senza possibilità di riconciliazioni, quello che di bello rimane del territorio siciliano?
Palermo - Riforma urbanistica i rischi per la Sicilia
Un avvocato ha scritto un articolo in cui critica una proposta di riforma del diritto del paesaggio. La proposta, presentata dall'assessore Cascio, prevede l'abrogazione di una serie di norme attuali che proteggono la natura, il paesaggio e le coste della regione. L'avvocato sostiene che questa abrogazione comporterebbe conseguenze nefaste e che la legge non è stata adeguatamente valutata prima di essere presentata.
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