Il neo ministro dei Beni Culturali e del Turismo, Alberto Bonisoli sceglie Pompei per la sua prima visita ufficiale perché si «vuole dare importanza alle priorità che avremo: Pompei è una delle nostre gemme». E poi spiega: «Saranno spesi più soldi» con l'obiettivo di «creare lavoro con la cultura». E annuncia «assunzioni a tempo indeterminato». Bonisoli in Campania: «Cerchiamo competenze strutturate, cioè nuove assunzioni» POMPEI. «Sono orgoglioso di essere qui. Pompei è la metafora dello straordinario patrimonio culturale del nostro Paese». Con queste parole si presenta il nuovo ministro per i Beni culturali Alberto Bonisoli, che ha scelto il sito vesuviano per la sua prima uscita pubblica. «In Italia continua abbiamo tante risorse, ma Pompei ha una sua specificità: 3,5 di visitatori all'anno, un'attenzione mediatica senza precedenti. Volevo dare importanza visiva delle priorità che avremo durante questa legislatura ed una è appunto l'attenzione per il patrimonio. Pompei è una delle gemme di questo patrimonio. La nostra responsabilità è conservarlo, tutelarlo, proteggerlo». Accompagnato dal direttore del parco archeologico Massimo Osanna, dal responsabile del Grande progetto Mauro Cipolletta, dal prefetto di Napoli Carmela Pagano, l'esponente pentastellato arriva nel cantiere di scavo aperto nel cuore della Regio V che sta offrendo, giorno dopo giorno, nuove straordinarie testimonianze sulla vita nella città antica. Il ministro elenca ancora due ragione della centralità di Pompei. «Sono un lavoratore della cultura. Nell'ambito del ministero ce ne saranno, non chiedetemi il numero preciso, altri quindicimila. E poi c'è l'indotto. In questo sito c'è altissima concentrazione di lavoratori, circa seicento. A loro intendo mandare un segnale preciso di vicinanza». Ancora. Riferendosi ai risultati del Grande progetto, Bonisoli osserva: «Noi italiani siamo abituati a piangerci addosso. Invece una volta tanto, grazie ai fondi di un progetto europeo si sta realizzando qualcosa di molto positivo, un'operazione di sistema che può rappresentare una buona prassi da prendere a modello anche per quello che si dovrà fare a Matera nel 2019». E a chi gli chiede se la decisione di iniziare il proprio lavoro dal Pompei possa essere interpretata come una risposta a chi ha polemizzato per l'assenza del Sud nel contratto di Governo, il responsabile dei Beni culturali ricorda che «nel Governo c'è un ministro del Sud», ma poi ammette: «In parte sì. Sono qui perché Pompei non è al Nord ed ha una sua valorialità. Guardiamo a un futuro in cui si lavorerà con la cultura, si potrà attrarre turismo di qualità, ma anche di quantità. E tutto questo al Sud può realizzarsi». Poco dopo chiarisce: «Fare profitto con la cultura non è il mio obiettivo, quello che vedo è che con la cultura si può creare del buon lavoro. Cerco delle competenze di ragazzi, di professionisti che sappiano fare un mestiere, che lo facciano sul territorio, che deve essere strutturato nel modo giusto. E quindi sto parlando di assunzioni a tempo indeterminato». Forti motivazioni dunque, ma le risorse? «Il mondo delle attività culturali, anche l'archeologia dunque, ma non solo, ha bisogno di più soldi. In passato sono state fatte economie. Noi vogliamo invertire questa tendenza, spenderemo di più nell'abito culturale. Come saranno spesi ora non posso dirlo, prima dovrò capire di quante risorse potrò disporre. Ma resta la volontà del Governo di allargare la capacità di spesa in questo ambito». Bonisoli non si sottrae alla domanda sul suo predecessore Dario Franceschini che è rimasto in carica per più di quattro anni, testimoniando grande interesse per il recupero e la valorizzazione del patrimonio archeologico di Pompei. «È un signore. Mi ha chiamato venti minuti dopo l'annuncio del mio nome, è stato molto cordiale. La sua signorilità mi è piaciuta. Il suo è un bel modo di fare politica». La visita del ministro fornisce anche l'occasione per fare il punto sullo stato di attuazione del Grande progetto. Naturalmente se ne incarica il generale Cipolletta. «Siamo alla fase conclusiva, nei prossimi mesi si completeranno i 76 progetti di messa in sicurezza e consolidamento del sito. Si aprirà poi una fase nuova che riguarderà il contesto, la cosiddetta buffer zone . Dobbiamo dotarla di infrastrutture e migliorare i trasporti. Sarà un compito ancora più difficile».