L'opera era a casa dell'editore Franco Maria Ricci Che ora vuole tenersela: "La comprai in buona fede" La sera di tre anni fa in cui decise di andare al cinema "La nuova pergola" di Reggio Calabria, l'architetto Filippo De Blasio non immaginava nemmeno lontanamente che quel film lo avrebbe riportato così indietro nel tempo. Certo, sapeva che "La migliore offerta" di Giuseppe Tornatore, parlava di aste, di arte e d'antiquariato, ma mai e poi mai avrebbe pensato di doversi rituffare nel 1600 e nella storia della propria famiglia d'origine: i Monsolini di Palizzi. La prima scena girata in una bella villa-museo italiana aveva qualcosa di familiare. Ma è stata alla seconda e poi alla terza che secondo il suo racconto gli si è acceso il ricordo. La scultura di un cavaliere disteso su un fianco, posto sullo sfondo dei protagonisti della pellicola, era in tutto e per tutto identica al coprisarcofago trafugato del più famoso dei suoi antenati: il cavaliere Giuseppe Monsolini, un nobile "ospitaliere" dell'ordine di Malta con la missione di difendere i fedeli in viaggio verso la Terrasanta e la costa reggina martoriata dalle incursioni turche. Un soldato le cui spoglie, intorno al 1637, i frati cappuccini dell'Eremo della Madonna della Consolazione di Reggio Calabria avevano accolto nella loro chiesa. Così avevano voluto gli ordini superiori per ringraziarlo della protezione contro i pirati. La storia dice che quella tomba, o meglio la copertura con la scultura del cavaliere, era stata rubata negli anni '70, durante i lavori di restauro della cattedrale. Ebbene, quella sera dell'inverno del 2015, De Blasio si convinse che quella era il monumento al suo antenato. Lo disse alla moglie e agli amici che erano con lui, ed assieme iniziarono a cercare di capire. Qualche giorno dopo, acquistato il film in dvd, lo rividero tutti assieme nel salotto di casa. Con calma selezionarono le 18 scene nelle quali la scultura era presente. Poi nei titoli di coda scoprirono l'arcano: «La produzione ringrazia il noto collezionista d'arte ed editore Franco Maria Ricci, per la possibilità di girare alcune scene del film nella sua villa Fontanellato a Parma». Da qui l'esposto ai carabinieri della sezione Tutela del patrimonio culturale di Cosenza. Nel giro di qualche mese gli investigatori scoprirono che la scultura formalmente attribuita ad un Ignoto siciliano di Noto (Siracusa), era autentica e che era proprio quella rubata in Calabria. Ricci l'aveva anche inserita in diversi suoi cataloghi, ovviamente senza conoscerne la reale provenienza. Interrogato e formalmente indagato per riciclaggio (l'inchiesta è stata poi archiviata, tra l'altro il reato era ampiamente prescritto) il collezionista spiegò ai carabinieri che aveva acquistato l'opera, con un assegno da 14 milioni di lire, il 9 ottobre del 1994 alla fiera di Parma (Mercante in fiera, tra le più note del settore). La scultura gli era stata venduta da un antiquario di San Gregorio, nel catanese, di nome Giuseppe Musumeci. Sequestrata l'opera (lasciata in custodia a Ricci) i carabinieri erano quindi volati in Sicilia sulle tracce di Musumeci, ormai in pensione dal 2003. Questi a sua volta aveva raccontato di averla avuta da un piccolo costruttore di Noto, tale "Turi Cappidduzzu", che gli aveva raccontato di averla trovata durante dei lavori di rifacimento stradale della zona. Inutile dire che di "Cappidduzzu", già deceduto, oggi non c'è più traccia, ed è qui che si chiude l'indagine. Nel frattempo il fascicolo era passato alla procura di Parma per competenza territoriale ed è stato durante gli ulteriori accertamenti che si è scoperto che Ricci ha in casa anche un quadro oggetto di furto a Roma. Un picciolo dipinto appartenuto al signor Manlio Giannoni e sottratto dalla sua casa nel 1995. Anche in questo caso Ricci, sentito dagli investigatori, ha esibito un assegno e un nome, quello dell'antiquario milanese Andrea Giovanni Daninos, che però a distanza di tanti anni non ricorda più da dove era arrivato quel quadro. Trovata la refurtiva, ma niente colpevoli. Storia finita? No. A maggio scorso i carabinieri hanno chiesto il dissequestro delle opere per la consegna ai legittimi proprietari. Qualche giorno prima della restituzione però i legali di Ricci hanno aperto un nuovo capitolo. Secondo i difensori del collezionista quelle opere, in quanto acquistate in buona fede, devono restare di sua proprietà. La richiesta, firmata dall'avvocato Pierluigi Collura, sarà discussa davanti a un giudice di Parma il 28 giugno. Il coprisarcofago del cavaliere Monsolini potrebbe non raggiungere più il resto della sepoltura (le lastre laterali della tomba sono ancora custodite a Reggio Calabria) e la stessa sorte potrebbe capitare al quadro del signor Giannoni. L'architetto De Blasio invece spera che «la scultura possa tornare all'Eremo e restituita alla città».
la Repubblica
9 Giugno 2018
Bologna. E dopo quarant'anni la scultura trafugata rispuntò sul set del film
GI
Giuseppe Baldessarro
la Repubblica
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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