«Se questo sarà un Governo del cambiamento, che abbia idee davvero nuove. E inizi raddoppiando il bilancio del Ministero» Salvatore Settis Professor Settis, da anni si lamenta la scarsa attenzione prestata dalla politica alla cultura e alle politiche sui Beni culturali. Ma forse mai come oggi sconcerta il totale disinteresse, come si evince dalle poche righe dedicate alla voce «Cultura» nel Contratto di governo tra Lega e Movimento 5 Stelle, ma anche dall'assenza di qualsiasi riferimento al prossimo ministro dei Beni culturali negli ottanta giorni di consultazioni per il nuovo Governo. Che cosa ne pensa? È stupito? La cultura non è del tutto assente nel cosiddetto contratto di Governo. Peggio: c'è, ma con luoghi comuni e affermazioni così vaghe ed elusive che sarebbe stato meglio che non ci fosse. Tomaso Montanari ha dichiarato a «Il Fatto» che le intenzioni dichiarate dal «contratto» coincidono con le idee di Dario Franceschini, ed è vero. Ma, a stare ai giornali, Luigi Di Maio aveva proposto a Montanari di essere ministro dei Beni culturali, e le sue idee sono opposte a quelle di Franceschini. Mi è difficile capire come mai si passi da un estremo all'altro. Forse perché non c'è stata nessuna vera riflessione su questi temi? O perché i due alleati hanno idee comunque inconciliabili? La retorica che a parole mette la cultura al centro per poi emarginarla nei fatti non ha davvero nulla di nuovo. Considerata la compagine Lega-M5S, al momento di andare in stampa incaricata del nuovo Governo, quale pensa che potrebbe e dovrebbe essere il profilo del ministro dei Beni culturali? Se questo ha da essere un Governo del cambiamento, si scelga qualcuno che abbia idee davvero nuove, e comunque diverse da quelle che hanno finora fallito. Che capisca il ruolo del diritto costituzionale alla cultura nella vita della democrazia. Che colleghi storia e produzione dell'arte, scuola, ricerca, università, tutela del territorio, Soprintendenze, musei, senza slegare l'una dall'altra queste componenti essenziali. Ha qualche specifico timore, anche alla luce della vaghezza del Contratto? Il timore è che si continui a lanciare parole roboanti per nascondere il nulla. Non sarebbe un gran cambiamento. Ma vedremo che cosa farà il presidente del Consiglio, visto che secondo la Costituzione è lui (e non i capipartito) che «dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile» (art. 95). Da grande esperto quale lei è, quale specifico consiglio si sente di dare? Al prossimo ministro suggerirei con urgenza di ritrovare il nesso musei-territorio senza mortificare l'indipendenza dei direttori di museo. Di avviare immediatamente un vasto programma di nuove assunzioni basate sulla competenza, l'esperienza e il merito. Di intervenire sui piani paesaggistici, per le Regioni (quasi tutte) che non li hanno fatti, esercitando il potere sostitutivo del Ministero, finora inerte. Di studiare un nesso organico tutela-educazione-ricerca. Di promuovere (in Italia!) lo snodo fra storia dell'arte e produzione artistica. Di rafforzare la neoistituita Scuola del Patrimonio. Quali sono le urgenze che il prossimo ministro dovrà affrontare e quale il contributo positivo che potrebbe portare un Governo con questo profilo? Se fanno sul serio, raddoppiare il bilancio del Ministero perché quel che ho appena detto sia realizzabile. Alessandro Martini, da Il Giornale dell'Arte numero 387, giugno 2018
Il Giornale dell'Arte
8 Giugno 2018
Il nuovo governo secondo Salvatore Settis
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Alessandro Martini
Il Giornale dell'Arte
Artista / Persona
Bene culturale
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