LA SICILIA è il paradiso dei tombaroli. Ieri l'ultimo episodio di furti nelle aree archeologiche ha riguardato Palermo, ma nel resto dell'Isola una miniera spesso incustodita è a disposizione dei trafficanti di beni culturali. A rischio sono gli scavi di Segesta, dove sono state recentemente trovate delle iscrizioni antichissime che parlano dei furti di Verre, di Selinunte, o di Lilibeo a Marsala. In alcuni casi vengono messe su vere e proprie campagne di intervento da parte dei tombaroli, in particolare nella zona centro occidentale dell'isola: a Piazza Armerina per mesi sono state derubate le chiese del centro storico, a Gela ladri visitano periodicamente gli scavi che hanno portato alla luce una necropoli, a montagna di Marzo sempre nell'ennese i furti sono a ritmo quotidiano. «Il territorio siciliano è ricchissi-mo di rovine incustoditespiega Patrizio Pensabene, dell'Università La Sapienza di Roma che da anni cura scavi nell'isola Ormai si punta alla salvaguardia dei grandi complessi museali e archeologici, e si lascia in ombra unamiria-de di siti di grande interesse, conosciuti più dai tombaroli che dalle autorità. Infatti chi ruba vive sul posto e conosce bene il territorio. Noi possiamo combatterli coinvolgendo le Università nello studio del territorio, come sta avvenendo nella provincia di Trapani dove sono in corso scavi in collaborazione con gli atenei di Pisa, Bologna e Roma». In particolare la zona tra Enna, Caltanissetta e Gela è tra le più violentate dall'opera dei tombaroli. «La situazione è disastrosa, ogni volta che facciamo una ricognizione sul territorio troviamo decine di buche e fosse scavate dai tombaroli spiega il soprintendente di Enna, Salvatore Scuto Le tre aree archeologiche si estendono per diversi chilometri completamente disabitati e quindi difficili da controllare. Ma non è solo un problema di sorveglianza, occorre che la gente collabori, una volta ciò avveniva grazie alle cosiddette "assuntorie di custodia", dei compensi che venivano dati ai contadini e a chi abitava accanto ad aree archeologiche in caso di segnalazione di furti o movimenti strani. Recentemente abbiamo firmato un protocollo con i forestali che ci aiuteranno nel controllo di un territorio davvero molto vasto e che spesso è conosciuto palmo a palmo da famiglie di tombaroli locali che da anni si tramandano questa attività». Dal 2005 diversi sono stati i casi di furti di beni culturali, 8 hanno riguardato in particolare alcune chiese di PiazzaArmerina, in una, nel chiostro di San Francesco, sono stati divelti interi colonnati. I tombaroli sono ghiotti più che di monete, che nelle case d'asta internazionali non vengono valutate a prezzi alti, soprattutto di vasi a smalto e con figure, che arrivano ad essere venduti anche per centinaia di migliaia di euro. Vasi che si trovano nelle tantissime necropoli siciliane, da Siracusa, passando per Enna, Gela, Caltanissetta fino a Trapani. Nella zona di Enna le aree più a rischio sono quelle di montagna di Marzo, monte Navone e Piazza Armerina Vecchia. Le cose non vanno meglio nel resto della Sicilia: furti si registrano a Catania nella zona tra Mineo e Palagonia, e nel siracusano dove si estende una zona di continui saccheggi che arriva fino a Gela. Nel palermitano, fino a due anni fa, furti continui si sono registrati negli scavi di Contessa Entellina, Himera e monte Iato. «In questi ultimi anni la situazione è migliorata spiega la soprintendete di Palermo Adele Morminograzie all'aiuto delle forze dell'ordine e alla tante campagne di scavo che servono in qualche modo non solo a valorizzare il territorio ma anche a controllarlo. Inoltre stiamo registrando una maggiore sensibilità della popolazione che partecipa denunciando casi di furti e presenze estranee». Magli scavi portano alla luce tesori che poi non vengono controllati, diventando preda facile per i ladri: «Per salvare il nostro patrimonio occorre un sforzo straordinario delle forze dell'ordine ribatte Scuto e una maggiore fermezza dell'autorità giudiziaria: è assurdo che tombaroli beccati a rubare vengano poi rilasciati poche ore dopo». L'assessore regionale Fabio Granata aveva proposto l'istituzione di una polizia speciale dedicata solo alla tutela dei beni archeologici, iniziativa che però è rimasta lettera morta.
SICLIA: Dalle chiese alle necropoli, la mappa degli scavi nei quali si registra il maggior numero di furti
La Sicilia è un paradiso per i tombaroli, con molti siti archeologici non controllati e facilmente accessibili. I furti di beni culturali sono frequenti, soprattutto nelle aree di Segesta, Piazza Armerina, Gela e Enna. I tombaroli spesso utilizzano la conoscenza del territorio per evitare la sorveglianza. La situazione è disastrosa, con decine di buche e fosse scavate dai tombaroli. Le autorità stanno cercando di controllare il territorio e di coinvolgere le università nello studio del territorio per combattere i tombaroli. La popolazione sta diventando più sensibile e le forze dell'ordine stanno registrando una maggiore sensibilità.
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