I lavori elaborati da progettìsti di fama mondiale nel '97 sono "troppo avveniristici" BRUNELLESCHI lo aveva disegnato in legno, a forma ottagonale, quasi speculare alla sua cupola. Si deteriorò in breve tempo e nel 1547 fu necessario costruire un nuovo coro in marmo. L'incarico fu affidato da Cosimo a Baccio Bandinelli. Così il Duomo di Firenze ebbe il suo nuovo presbiterio, secondo i dettami della liturgia del Concilio di Trento. Va-sari racconta che aveva la medesima forma di quello di Brunelleschi, a cui Bandinelli «aveva aggiunto solo ornamenti di colonne e di risalti». Da allora non pochi sono stati gli interventi di adeguamento del coro e dell'altare della cattedrale, compreso quello più rilevante di Baccani nel 1842. Ancora oggi il tema fa discutere e la questione resta aperta. Tanto da diventare tema di progettazione per 30 architetti e ingegneri alla nuova edizione del master in Teologia e Architettura di chiese, che si aprirà a Firenze il 28 ottobre. «E' vero, la sistemazione del presbiterio è ancora una questione in discussione. E noi dell'Opera siamo disponibili a confronti e suggerimenti per nuove soluzioni. Va studiato qualcosa di idoneo per una maggiore apertura verso i fedeli, come vuole la nuova liturgia spiega Anna Mitrano, presidente dell'Opera del Duomo. Ne parleremo con la curia e la soprintendenza, anche perché i progetti presentati dagli architetti di fama mondiale nel '97, non sono realizzabili. Troppo avveniristici per una struttura così carica di storia e arte come la cattedrale». I progetti a cui allude Mitrano sono quelli delle consultazione internazionale in occasione del VII centenario della fonda-zione di Santa Maria del Fiore, a cui parteciparono i progettisti Botta, Brenner, Gabetti e Isola, Hollein, Isozaki, Nuovel e Rossi. Fu una sfida ardua con il passato, soprattutto con lo spazio della cupola, con cui gli architetti si misurarono ridisegnando altare e coro, tenendo conto dei dettami del Concilio Vaticano II che già dal '73 aveva rinnovato la liturgia "coram populo". Anche monsignor Claudio Maniago della Curia fiorentina si dice d accordo con «nuovi momenti di studi, anche se nulla di concreto può esser fatto senza l'approvazione con della soprintendenza». Spiega Maniago: «Ci sono alcuni aspetti da migliorare, come la visibilità e la vicinanza del presbiterio, in particolare dell'altare, all'assemblea dei fedeli, poiché tuttora sono rese faticose dalla balaustra del coro bandinelliano. Va migliorata anche la collocazione della corale che animale celebrazioni litur-giche e sono decisamente da risolvere altri aspetti come la realizzazione di un ambone adeguato, vero luogo della proclamazione della "Parola di Dio"». Miglioramenti, congetture, proposte e confronti. Ma chissà però quando si potrà procedere ad un intervento concreto. Intanto si riapre la sfida. E che sfida ambiziosa, sottolineava il soprintendente Antonio Paolucci già dal '97, presentando i progetti degli architetti internazionali: «Un progetto da far tremare le vene e i polsi, visto che dovrà confrontarsi con i grandi artisti del passato che hanno dato l'immagine della chiesa e la abitano da sempre, con Brunelleschi, Paolo Uccello, Donatello, Ghiberti, Andrea del Castagno e Luca della Robbia». Ci riproveranno 30 giovani architetti e ingegneri alle prese con il master di Teologia e Architettura. «Dovranno lavorare sulla ricerca di un nuovo equilibrio tra le strutture architettoniche e le esigenze della nuova liturgia, tenendo conto che ora lo spazio interno posto sotto la cupola rappresenta più l'idea di un grande invaso urbano piuttosto che un luogo di liturgia» osserva Paolo Zermani, uno dei docenti del corso, oltre che ordinario di progettazione architettonica dell'Ateneo fiorentino, (m.a.)