L'oasi di verde e bellezza negata da una anno e mezzo è proprio sulla via dove scorrono fiumi di turisti e romani provenienti da Fontana di Trevi e piazza Barberini, dal Colosseo e da Santa Maria Maggiore. Oltre le sbarre dei cancelli chiusi i mucchi di foglie segnano il tempo. L'accesso negato alle doppie rampe di scale lascia solo immaginare i vialetti di cava e calce dove c'è il laghetto con la scogliera in tufo, le palme che circondano la statua equestre di Carlo Alberto, il glicine che avvolge la magnolie, tra tigli e platani secolari. Nei giardini di via del Quirinale non si accede dall'entrata di fronte al palazzo del Presidente della Repubblica, né da quella posteriore in via Piacenza. Qui dove l'abbraccio curvilineo delle scale porta al giardino realizzato in pieno stile romantico nel 1894, c'è una ferita aperta. È la crepa nel travertino del muro di cinta che riveste il parapetto, segno del tempo fermato il 30 ottobre 2016 quando la forte scossa di terremoto delle 7,40 in Appennino ha propagato l'onda fino alla Capitale, scuotendo palazzi e monumenti. Da allora i Giardini del Quirinale sono stati chiusi e abbandonati. Sui cancelli sbarrati c'è il cartello beffardo del Comune: «Apertura dalle 7 alle 20». «Abbiamo anche inviato una lettera al presidente Mattarella», racconta Lorenzo de Marsianich, uno dei fondatori del comitato civico «Scatena Monti» composto da 200 iscritti, nato un anno e mezzo fa «con l'obiettivo sensibilizzare il Comune alla riapertura al pubblico e la degna manutenzione delle due ville storiche Carlo Alberto al Quirinale e Villa Aldobrandini». Ma sul Colle più importante della città dopo il sisma c'è stata sì la corsa alle verifiche, la messa in sicurezza del muro e la ricerca del finanziamento per il restauro del bene culturale, ma tutto si è smarrito nei cassetti degli uffici capitolini. «Vi era un distacco di parapetto della villa Carlo Alberto al Quirinale, sul lato di via Piacenza», è scritto nella relazione del comandante dei vigili che ha stabilito il transennamento dell'area dopo la scossa di terremoto. La relazione inviata al Servizio Giardini è del 31 ottobre 2016. «Per mesi i nastri gialli della municipale hanno circondato l'area ricorda de Marsianich . La strada è rimasta chiusa anche al parcheggio delle auto della polizia». Il 18 maggio 2017 il I Municipio ha inviato una mozione al Campidoglio per chiedere «il trasferimento dei fondi stanziati in bilancio al Dipartimento Ambiente per l'inizio lavori della messa in sicurezza del giardino del Quirinale villa Carlo Alberto». In aggiunta c'è anche la richiesta di affiggere cartelli per segnalare la chiusura del parco, la pericolosità della struttura e le informazioni sugli interventi programmati. Ma la risposta del Dipartimento del 27 giugno è chiara: «Si fa presente che il muro in questione è di competenza della Sovrintendenza Capitolina e che i fondi stanziati dovranno essere in favore della Sovrintendenza stessa». La consigliera Pd del I Municipio, Flavia de Gregorio, fa sapere che non risultano ulteriori documenti. E i giardini chiusi al pubblico da un anno e mezzo, rimangono sempre più aperti al degrado.