Gentile Schiavi, le segnalo gli imbrattamenti sui muri nel primo tratto di via Magolfa. Ritengo un'indecenza che le migliaia di persone che passano dai Navigli debbano assistere a questo schifo, ma soprattutto che debbano sopportarlo i residenti come me. Stupisce che una, la Tim, non provveda da anni a dare un ripulita ai propri muri. La foto, invece, si riferisce al nuovo condominio di via Magolfa all'angolo con il Naviglio Pavese. A prescindere dal menefreghismo anche del condominio, so che a chi ha richiesto un intervento comunale è stato risposto che il Comune interviene solo in caso di scritte razziste. Quindi la polizia si può insultare tranquillamente? Ed è necessario che cittadini esasperati aggiungano scritte razziste a quelle esistenti per richiedere l'intervento delle istituzioni? La differenza tra arte e vandalismo è la parola «permesso». Troppo facile fare ciò che si vuole, tanto è arte. Bros e Sonda non hanno mai restaurato i quadri elettrici imbrattati, come avevano promesso. Usare un muro pubblico, sia l'autore Leonardo o l'ultimo dei writer, è illegale, segno di maleducazione e di nessuna considerazione per chi potrebbe non aver alcuna voglia di sorbirsi le deiezioni «artistiche» di chicchessia. Matteo Bavestrelli, Scott Wolcott, Sergio Spagnolo Cari lettori, l'indignazione sacrosanta verso i muri imbrattati è confortante: forse sveglierà l'amministrazione dormiente (da anni) e smuoverà la Sovrintendenza, che preferisce cristallizzare le scritte in attesa del restauro «ad arte» degli edifici devastati dalle inutili e stupide scritte. Molti dei palazzi vandalizzati sono vecchi e in disuso: difficile immaginare un investimento per abbellirli. Cancellare subito le scritte sarebbe buono e giusto, sia quelle razziste che le altre (in via Magolfa c'è l'imbarazzo della scelta). Sogno Milano a imbrattamento zero. Quanto ai graffiti artistici, c'è una differenza: vedi le saracinesche dipinte della farmacia di piazzale Ovidio e altri murales. Infine, giusto rinfacciare a Bros la promessa: potrebbe onorare l'impegno con il poeta-artista in attesa di giudizio.