Nel 2019 il Maxxi compirà dieci anni. Cosa rappresenta il Museo nazionale delle arti del XXI secolo per Roma? Lo chiediamo a Giovanna Melandri, presidente della Fondazione, da poco confermata fino al 2023. «Il museo ha molti obblighi nazionali e internazionali. Ma per Roma rappresenta uno straordinario laboratorio di pensiero, di futuro, di conservazione della memoria contemporanea, di diplomazia culturale internazionale, come dimostrano le riflessioni su Beirut, Tel Aviv, l'imminente appuntamento con l'arte africana. Il Maxxi, per Roma, è il luogo in cui si mettono in relazione passato, presente, futuro». Roma vive un momento molto difficile anche dal punto di vista culturale. Cosa intende fare il Maxxi? «Roma vive una fase di declino della sua creatività e progettualità che va contrastata, occorre una salutare sferzata di energia. È una città piena di potenzialità ma manca una regìa, una visione globale: infatti mi fa piacere che l'Estate romana abbia ora un suo programma. Il Maxxi, proprio perché Museo Nazionale, è pronto a rivestire un ruolo da attrattore di energie per la contemporaneità coinvolgendo il Comune, la Regione, il ministero dei Beni culturali col nuovo titolare Alberto Bonisoli. Sarebbe entusiasmante progettare insieme un Piano per il contemporaneo stabilendo un'agenda che metta presto Roma sullo stesso piano di New York, Londra, Parigi. Ne ha la potenzialità: manca un coordinamento». Come sono i vostri rapporti col Campidoglio? «Sono contenta che la sindaca Virginia Raggi sia finalmente venuta recentemente al Maxxi, due anni dopo il suo insediamento, col prosindaco Luca Bergamo. Non abbiamo alcun rapporto di dipendenza col Comune di Roma ma, lo ripeto, saremmo felici di intessere, veramente nell'interesse della città, una rete costruttiva di relazioni che ora non vedo. L'arte contemporanea a Roma è in pieno fermento: la Quadriennale, la galleria Nazionale di arte Moderna, tante prestigiose gallerie private, numerose fondazioni, le accademie di tanti Paesi La Capitale è più cosmopolita e "contemporanea" di quanto non si pensi. Però la città percepisce tutto questo sottotraccia, paradossalmente lo è più all'estero e nel resto d'Italia che a Roma». C'è competizione con un altro museo di arte contemporanea, il Macro del Comune? «No, affatto. Però sarò schietta: non vedo ancora una fisionomia precisa del museo. Per questo mi auguro che la sindaca Raggi ci ascolti tutti insieme, per rafforzare l'identità contemporanea complessiva di Roma». Ma i romani amano o no il Maxxi? Lo sentono 'loro'? «Sì, i romani amano il Maxxi e lo sentono loro! la piazza Alighiero Boetti, dove comincia la collezione permanente, è ormai luogo di incontro e scambio: anziani, famiglie, bambini con lo skateboard, ciclisti Nel 2017, ben 900 studenti hanno partecipato all'alternanza scuola-lavoro, 12.400 universitari hanno utilizzato la nostra biblioteca, organizziamo frequentatissimi corsi di alta formazione, solo per la mostra Gravity 6125 studenti da tutta Italia hanno partecipato a 266 laboratori didattici. La partecipazione ai tanti seminari, agli incontri culturali, ai concerti è altissima. Però, nel 2017, solo il 25 dei visitatori delle mostre era romano» Una sconfitta? «Rovesciamo l'ottica: 24 di visitatori arriva dal resto dell'Italia, 23 dall'Europa, 28 dal resto del mondo. Quindi il Maxxi ha un vasto respiro nazionale e internazionale. Il mio primo impegno per il nuovo mandato sarà dialogare più efficacemente col pubblico romano, coinvolgerlo e attirarlo nuovamente. Questo compito tocca a noi, e ci riusciremo».