SONO quei finestroni aperti sulla città, occhi di bifore giganti e prepotenti, che attraggono, prima ancora delle sculture di Verrocchio, Donatello e Nanni di Banco allineate all'interno. Ti affacci e voli, quasi tocchi il bugnato di Palazzo Vecchio e la Torre di Arnoflo, o cornicioni e la terrazza degli Uffizi, la facciata di Palazzo Pitti e le fronde di Boboli, il campanile di Santo Spirito, la collina di Bellosguardo, e ancora la geometria dei marmi del campanile di Giotto e gli spicchi rossi della cupola di Brunelleschi. E' un tour aereo superbo, forse senza eguali, il panorama che si gode dai piani superiori di Orsanmichele. Il «monumento più fiorentino di Firenze», punto di unione tra la cattedrale e Palazzo Vecchio, riaprirà al pubblico in autunno, dopo tre anni di chiusura e il restauro di tutte le statue un tempo ospitate nelle 14 nicchie esterne e ormai sostituite da copie. Manca solo l'ultima: la copia del «San Matteo» di Ghiberti. Sarà collocata nei prossimi mesi, dopo che 1 originale, insieme al gruppo dei «Quattro Santi coronati» di Nanni di Banco e «L'incredulità di San Tom-maso» di Verrocchio, rientrerà dalla mostra organizzata per il 16 settembre dall'Opificio delle Pietre Dure alla National Gallery di Washington. E sarà la Foundation for italian art culture di New York a pagare i 60 mila euro per la copia, come ringraziamento della trasferta. E' al secondopiano del museo che gli operai si affaccendano ad imballare in un cassone i marmi de «I quattro Santi coronati»: una gru li sta per prelevare dal finestrone con un trasloco spettacolare. «Sonopiùdi20 anni che con la soprintendenza ai monumentilavoriamoallacon-servazione di Orsanmichele spiega Francesca Mannelli, storico dell'arte e responsabile del museo II museo è nato nel '96 per raccogliere e conservare le sculture esterne, ed è stato chiuso nel 2002, quando il personale addetto alla vigilanza, fu trasferito in blocco al Polo museale dal soprintendente Paolucci, costringendoci a chiudere. Ma i restauri sono andati avanti lo stesso, nonostante che per 3 anni Firenze sia stata privata di un elemento importantissimo della sua storia civile, religiosa, artistica e spirituale». Riaprirà il museo e riaprirà al culto anche la chiesa. Restituendo alla città le pagine più antiche della sua storia. Quando Orsanmichele era il granaio della Repubblica fiorentina e, prima ancora nell'VIII secolo, era monastero delle monache di San Michele, nel cui orto intorno al 1290 la Signoria fece costruire da Arnolfo di Cambio la loggia destinata a mercato del grano. E' in questo palazzo-chiesa che si incrocia il potere civile delle Arti e con quello religioso, dovuto alla devozione ad un'antica Madonna posta su un pilastro, divenuta poi santuario quando nel 1347BernardoDad-di vi dipinse una nuova immagine mariana, intorno alla quale Orcagna poi scolpì un mirabile tabernacolo. «Prima della costruzione del tabernacolo, la loggia era ancora aperta. In quel periodo di fervore si stava costruendo anche la chiesa comunale di Sant'Anna, oggi San Carlo, qui su via Calzaiuoli, e la Loggia del Bigallo vicino a Santa Maria del Fiore precisa Francesca Nannelli C'erano state carestie e pestilenze, la città contava allora 50 mila abitanti devotissimi all'immagine di quella Madonna miracolosa, tant'è che in un mese venivano vendute 70 mila candele di media grandezza». Spettava alla ricchissima Confraternita laica dei Laudesi amministrare le donazioni alla Madonna, distribuire il grano ai poveri, nonché aiutare nei momenti di crisi il Comune. La costruzione dei granai ai piani superiori era terminata nel 1404, e tali rimasero fino a metà '500. Nel frattempo la Signoria aveva obbligato le Arti a provvedere agli ornamenti esterni del santuario, pagando un tabernacolo con la statua del proprio santo protettore: in marmo (che costava meno) per le Arti minori, in più costoso bronzo per le Arti maggiori. Il primo tabernacolo fu quello dei beccai, pollivendoli e pescivendoli, con il «San Pietro» commissionato a Donatello. Poi toccò a«San Filippo», patrono dei conciapelle, scolpito da Nanni di Banco allievo di Donatello. Seguirono infine le statue di Ghiberti, Verrocchio, Giambologna. Quattordici effigi di santi, 6 bronzi e 8 marmi, che oggi costituiscono un repertorio straordinario, un manuale irripetibile di scultura fiorentina tardogotica e rinascimentale. Una galleria ormai custodita al secondo e terzo piano di Orsanmichele. Da cui manca solo il «San Giorgio» di Donatello, conservato al Bargello fin dall'800. «Ma c'è chi sostiene che dovrebbe tornare qui, per completare la serie dei 13 originali nel museo» aggiunge Mannelli, tra l'altro contraria alla trasferta americana dei tre capolavori. Un'altra battaglia aperta in soprintendenza?
Viaggio nel monumento più fiorentino - In Orsanmichele le pagine più antiche della storia di Firenze
Orsanmichele, un monumento fiorentino, sarà riaperto al pubblico in autunno dopo tre anni di chiusura e restauro. Il museo, che ospita le sculture esterne della chiesa, era stato chiuso nel 2002 a causa della mancanza di personale. Tuttavia, i restauri sono andati avanti, e la copia della statua di San Matteo di Ghiberti, che era stata esposta a Washington, sarà collocata nei prossimi mesi. La Foundation for italian art culture di New York ha pagato 60 mila euro per la copia. Il museo è stato riaperto per restituire alla città le pagine più antiche della sua storia.
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