«E' vero che Venezia è destinata a diventare città museo?», si chiedeva Sandro Meccoli subito dopo la prima legge speciale. E' morto venerdì all'eta di 81 anni, il giorna-lista e scrittore, uno dei testimoni più importanti della trasformazione della città. Figlio d'arte, aveva seguito il padre a Milano, dov'era diventato inviato del Corriere della Sera. Scrisse diversi libri, tra cui «Viva Venezia», ma quello più importante fu «La battaglia di Venezia», con la prefazione di Bruno Visentini, con cui era arrivato tra i finalisti del Premio Viareggio nel 1977 e «che racconta la testimo-nianza dell'esperienza di un veneziano che ha vissuto come giornalista e cittadino, tra Venezia e il mondo contemporaneo». Si batteva in nome della salvaguardia della città e contro le lentezze della politica e della burocrazia. «Venezia museo, o come sosteneva Le Corbusier il modello di un nuovo urbanesimo a venire, sulle ceneri del fallimento dell'odierna civiltà metropolitana? si chiedeva E qual è il destino di Venezia: quartiere antico e turistico della nuova città di terraferma o autonoma città-isola del mondo?». Il suo nome è legato anche alla battaglia per il Veneto, riassunta nel suo «Passaggio a Nordest» che raccoglieva una serie di interventi pubblicati sul Gazzettino con cui era passato a lavorare (è stato giornalista anche de La Nuova Venezia) reclamando attenzione e autonomia da Roma.