Vandali decapitano il putto della scultura dedicata al mecenate russo. Gianassi: offesa alla città Vandalizzata nel corso delle prime ore della mattinata di ieri, la statua in marmo in onore dell'ambasciatore russo Nicola Demidoff nell'omonima piazza attigua a lungarno Serristori. La testa di un putto di una delle quattro allegorie del gruppo scultoreo che rappresentano le virtù del nobile filantropo è stata decapitata da una o più persone, probabilmente tra le 4 e le 7 del mattino. I vandali, approfittando dell'assenza di testimoni, hanno scavalcato la recinzione e si sono arrampicati sulla scultura, strappando i reticoli dell'impianto elettrostatico di allontanamento dei piccioni. A quel punto forse volontariamente, forse per sbaglio hanno causato la distruzione della stessa, scheggiando inoltre l'indice della figura femminile che tiene in braccio il putto ed il bordo sinistro del basamento sui cui è posta la scultura. Nessuno, come accennato, ha potuto vedere la scena. Sul posto, così, la Polizia Municipale ha potuto solo constatare il danneggiamento e recuperare la testa, nel frattempo lasciata abbandonata al suolo. Secondo una prima stima, i danni ammonterebbero a circa 20mila euro. Oltre ai vigili, in piazza Demidoff, sono intervenuti anche i servizi di Belle Arti del Comune e la Soprintendenza, che sono parsi cautamente ottimisti sulla possibilità di restaurare l'opera, ma prima dovranno essere fatte approfondite indagini diagnostiche sullo stato del marmo, la cui solidità potrebbe essersi deteriorata negli anni, nonostante la copertura. La statua risale al XIX secolo: fu realizzata da Lorenzo Bartolini tra il 1830 ed il 1849, su ordine dei figli di Demidoff Pavel e Anatolij, e successivamente completata dall'allievo di Bartolini, Pasquale Romanelli, nel 1871, per poi essere donata al Comune di Firenze. «Si tratta ha dichiarato l'assessore alla sicurezza Federico Gianassi di un'offesa intollerabile alla città e al suo patrimonio culturale. Se qualcuno ha informazioni utili può trasmetterle alla Polizia Municipale», che procede per danneggiamento aggravato. Ancora più duro il sindaco Dario Nardella che aggiunge: «Colgo questa occasione per rilanciare una proposta da Firenze, affinché i reati contro i beni culturali siano equiparati a quelli ambientali». Le indagini per risalire ai responsabili non saranno però facili: anche le telecamere di sicurezza non sembrerebbero state in grado di riprendere i colpevoli. Intanto, il dispiacere per lo sfregio a questa importante opera d'arte fiorentina è particolarmente sentito anche dallo scultore Raffaello Romanelli, discendente di Pasquale e responsabile della galleria d'arte che porta il nome della famiglia: «Si spendono tanti soldi per discutibili installazioni in piazza Signoria e non si preservano le nostre sculture. Ci vorrebbero più protezioni, ma anche meno inciviltà».