Alberto Bonisoli sarà il nuovo ministro dei Beni e Attività Culturali e del Turismo, un uomo che viene direttamente dal mondo della cultura seppur dal settore dello spettacolo e della moda. Fra gli obiettivi primari c'è quello di investire sul patrimonio culturale e avviare iniziative per la tutela, la digitalizzazione del patrimonio e cultura diffusa sul territorio, in particolare nelle periferie. È un manager, ma sappiamo che in passato i manager ai beni culturali hanno gestito il patrimonio come un'azienda, interessati unicamente alla valorizzazione cioè a far fruttare denaro dai siti e dai monumenti più attrattivi lasciando da parte le realtà periferiche. Prima della valorizzazione è più importante la conservazione e la tutela dei Beni, perché tali opere che abbiamo sono da salvaguardare poiché rischiano di cessare di esistere. Per favorire la conservazione e la tutela, serve la «formazione» degli addetti che nel contratto del «governo del cambiamento» è accennata solo di sfuggita e il patrimonio culturale è visto come oggetto di valorizzazione anzitutto economica. Per lo più non si citano maggiori investimenti, né assunzioni. La volontà di rilanciare il nostro patrimonio culturale rilanciando l'occupazione appare nulla come la volontà di risolvere gli errori verificatesi negli ultimi anni. Da studente non posso essere soddisfatto per quanto riguarda le assunzioni che non sono citate, ma ammetto che sono soddisfatto se c'è un piano di valorizzazione. Giusto che nella cultura si investa, ma è ancora più fondamentale dare dignità ai professionisti e ai lavoratori del patrimonio culturale, rendendo il settore centrale per lo sviluppo sociale ed economico del Paese. Massimo Minniti Caro Minniti, di Alberto Bonisoli, 56 anni, di formazione bocconiana, conosco poco. Attualmente è direttore della Nuova Accademia delle Belle Arti di Milano quindi, almeno sulla carta, è uomo del settore, anche se il neoministro ha insegnato per anni innovation management alla Bocconi e sembra non avere tanta dimestichezza con il patrimonio culturale. Lo valuterò sul campo, senza pregiudizi come è giusto che sia. Intanto va registrata con piacere la promessa di voler aumentare considerevolmente l'investimento nel settore. Una cosa però merita di essere sottolineata: tutela del patrimonio culturale e formazione del personale sono le facce della stessa medaglia. Non si può investire in una sola direzione. Sarebbe un errore e uno spreco di risorse. Abbiamo bisogno di persone qualificate per valorizzare la grande ricchezza di cui disponiamo. Luca Malossini