Sotto lo scheletro spuntano 22 monete d'argento. La favola del gladiatore ferito Quando, in ritardo, ha deciso di fuggire dall'inferno di cenere e lapilli che minacciava la sua abitazione l'uomo claudicante, il cui scheletro è riemerso durante lo scavo in corso nella Regio V del parco archeologico di Pompei, ha portato con se un tesoretto che gli avrebbe consentito di vivere bene per alcune settimane. In una borsetta di cuoio che lo sventurato, sorpreso dal flusso piroclastico e investito da un pesante macigno che gli ha staccato la testa e la parte alta del torace, stringeva al petto una borsetta con 20 monete d'argento e due di bronzo. Altre tre monete erano state recuperate tra le costole. Il valore dell'epoca era di circa 80 sesterzi equivalenti più o meno a cinquecento euro di oggi. Con quella somma una famiglia media avrebbe potuto vivere per almeno due settimane. Per il momento è stato possibile esaminare 15 monete. Si tratta per lo più di denaro di età repubblicana, a partire dal secondo secolo avanti Cristo. Una delle più antiche è un denario legionario di Marco Antonio, comune nell'antica Pompei, con l'indicazione della XXI legio. Tra le poche monete imperiali individuate, un denario di Ottaviano Augusto e due denari di Vespasiano. Spiega il direttore del parco archeologico Massimo Osanna: «Il fatto che avesse con sé una simile somma ci fa ritenere che non si trattasse di un riccone, ma nemmeno di un poveraccio. Forse un commerciante che a causa della sua gamba malata non si era convinto a lasciare la città nelle ore precedenti quando lo avevano fatto pressoché tutti». Le indagini continueranno ora in laboratorio, dove lo scheletro, e i resti del sacchetto, quelli della chiave e le monete sono stati portati per le analisi che potranno gettare nuova luce su questa drammatica vicenda di quali duemila anni fa. Per prima cosa si potranno ricostruire le reali condizioni fisiche dell'uomo che, secondo prime indagini, avrebbe avuto un'età apparente di 30-35 anni e sarebbe stato afflitto da osteomielite o altra infezione delle ossa. Alcune delle indagini sono state già affidate al Policlinico di Napoli. Secondo Osanna dopo quello dello scheletro, l'ulteriore ritrovamento delle monete «è di grande valore perché sono anche gli oggetti, il contesto di vita dell'uomo a darci particolari sulla vita e sulle storie degli uomini dell'antica città».