Nelle strade in cui partiranno i lavori, rischi ovunque. Il Comune spera nel Governo per reperire fondi Voragini, avvallamenti, sanpietrini saltati e tombini disconnessi. Solo qualche buca è stata tappata con asfalto a freddo per questioni di incolumità pubblica, non certo per estetica. Quella - facendo un giro tra le vie più martoriate del Centro - non si salva, anche se il contesto è la città più bella del mondo. Il paradosso sta proprio nella meraviglia che resiste solo ad altezza uomo, mentre, verso il basso, si sfuma nel disastro. Ovvero nel percorso di guerra che, tra avvallamenti pericolosi e asfalto ferito e circoscritto dalla rete arancione a mo' di scena del crimine, ha reso quasi impraticabili strade celebri come via Panisperna o via San Giovanni in Laterano, un tempo orgoglio romano e adesso fonte di imbarazzo per la Capitale e per chi l'amministra, ma anche generatore di pericoli per chi le percorre. E ieri si è aperta una nuova voragine alla Balduina, in via Friggeri, chiusa al traffico. Impossibile comunque passeggiare per via Tasso o via dei Giubbonari ammirando i palazzi storici, lo sguardo deve stare fisso su ciò che si calpesta: ci può essere un sanpietrino divelto, un tombino che affiora o una buca canaglia che spunta all'improvviso. Complicato pure tenere le mani sul manubrio dello scooter tanto vibra su viale Aventino, mentre in bici ogni metro è una conquista, come dicono le polemiche dopo il Giro d'Italia. Le auto ormai procedono lente (talvolta a 10 km orari, come in via Capo le Case) zigzagando per salvare cerchioni e sospensioni. Eppure queste vie sono quelle che, almeno, vedono uno spiraglio di luce. Tra una settimana dovrebbero infatti partire i lavori per rimettere a posto il manto stradale: 800 mila euro stanziati dal Comune sotto la voce «manutenzione ordinaria». Ma è solo una pezza. Dice il Campidoglio: «Le strade di Roma sono di circa 8.800 km e per questo motivo l'Amministrazione auspica che il governo preveda dei fondi straordinari». Serve, cioè, un intervento radicale, strutturale. Lo stesso che aveva evocato a novembre 2016 Beppe Grillo quando, dopo aver inciampato sull'asfalto disconnesso nel corso della manifestazione per il No al referendum costituzionale, definì le buche priorità di Raggi e del Campidoglio M5S. Per due anni, però non è stato fatto, o non è stato possibile fare granché, le condizioni delle strade della Capitale lo testimoniano: impossibile programmare un intervento massiccio, almeno 250 milioni all'anno, per mancanza di fondi. Anzi, si è rivelato difficile utilizzare i 67 milioni messi a bilancio: circa un terzo si è tradotto in interventi reali, il resto è rimasto bloccato con i relativi appalti. Adesso però in Campidoglio si festeggia il nuovo governo: «Di Maio al Mise è un bene per l'Italia e, quindi, per Roma», dice il capogruppo grillino, Paolo Ferrara. Segnale che i soldi per tappare le buche stavolta possono arrivare. .