Il Carmi, un percorso multimediale lungo i secoli Il David fluttuante ruota a tre metri d'altezza e trionfa con narcisistico splendore al piano nobile della villa-museo. Poco importa se nelle sue vene e venature non c'è neppure un briciolo di marmo e se allungando un mano si accarezza un fantasma di luce. Anche il David-ologramma può emanare bellezza ed emanare lo spirito di Michelangelo. Siamo nel cuore del Carmi, il Museo Carrara e Michelangelo, che si inaugura oggi, 2 giugno, nella capitale del marmo. Sei sale tematiche, nelle quali multimedialità, iconografia, ricostruzioni hi-tech e «analogiche», video, foto, stampe e documenti storici, si uniscono in un mix unico. Nel nome del Buonarroti, ovviamente, che sulle Alpi Apuane, lì fuori dal museo, trasse i marmi per i suoi capolavori e ancor prima, guardando i bacini marmiferi, li immaginò proiettandoli nella sua mente proprio come l'ologramma in tre dimensioni del David. Il museo (i curatori sono Emanuela Ferretti e Davide Turrini dell'Università di Firenze) nasce dai lavori di ristrutturazione dell'ottocentesca villa Fabbricotti, nobile dimora che svetta sulla collina verso Sorgnano, ai margini della città, da dove si intravedono bianchissimi i tre bacini marmiferi di Fantiscritti, Colonnata e Torano. Tre gli ambienti di visita. Il primo piano, in parte descritto, nel quale Michelangelo sembra quasi dialogare con i contemporanei. «Grazie anche alle riproduzioni delle opere di Rothko, Le Corbusier, Arata Isozaki, Jean Fabre spiega l'assessore alla Cultura, Federica Forti e Robert Venturi, con il suo vassoio originale ispirato alla romana Piazza del Campidoglio». Il «Michelangelo» non è un museo immobile. Al piano terra rialzato, quello che accoglie il visitatore che ha appena salito i dieci scalini a balconata (rigorosamente di marmo) dell'ingresso principale, il «panta rei» si manifesta con le mostre temporanee. Come le due esposizioni pensate per l'inaugurazione dedicate ai gessi dello studio Lazzerini, prestigiosa bottega ottocentesca, e ai tesori della gipsoteca della Accademia di Belle Arti di Carrara, una straordinaria esperienza tra i segreti della scultura. Oppure i busti dei giganti della musica (Verdi, Wagner, Beethoven tra gli altri) arrivati dal Metropolitan Museum di New York. Il terzo ambiente del percorso espositivo si trova al piano seminterrato e due sale ci mostrano produzioni cinematografiche dedicate a Michelangelo. Con opere di un altro Michelangelo (Antonioni) e di Andrei Konchalovsky, con l'esposizione di alcuni dei costumi di scena e degli attrezzi da lavoro del Maestro ricreati per il film. Infine ecco «Michelangelo Infinito», la produzione Sky nella quale si può godere anche di una mostra fotografica arricchita da bozzetti e disegni originali di artisti e botteghe artigiane. Eppure c'è un quarto ambiente ancora da esplorare. Enorme e maestoso. È la Padula, il polmone verde di 14 ettari che circonda il museo trasformato durante l'undicesima Biennale di Scultura del 2002 in un parco artistico. Camminando tra cipressi, pini, cedri, alloro, tigli e conifere di ogni tipo, s'incontrano sculture di Merz, Morris, Mainolfi, Parmiggiani. Se poi lo sguardo si alza verso le cave delle Apuane, si ha la sensazione di percepire lo spirito di Michelangelo. Fluttuante come un ologramma gigante.