Primo «dibattito pubblico» su Chioggia. Fiengo «apre»: pronti a rivedere i progetti VENEZIA. Ciclicamente, è il caso di dirlo, rispunta fuori. L'ipotesi è quella di usare i corridoi all'interno dei cassoni del Mose come pista ciclabile per collegare Punta Sabbioni a Chioggia e, anche se dal Consorzio Venezia Nuova già in passato avevano sottolineato i problemi di sicurezza, ieri il sindaco di Chioggia Alessandro Ferro l'ha rilanciata: «Si potrebbe fare come nei grattacieli di New York, con i custodi che accompagnano i visitatori a gruppetti e li possono anche controllare», ha detto. «Un collegamento tra Sottomarina e Ca' Roman sarebbe un notevole vantaggio per il turismo», ha aggiunto il presidente del consiglio comunale Endri Bullo. Già nel 2015 ne aveva parlato anche il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro ed era d'accordo pure Cavallino-Treporti. Ieri mezza giunta e tanti consiglieri sono arrivati da Chioggia all'Arsenale per il primo incontro del «dibattito pubblico» lanciato dal provveditore Roberto Linetti e dal commissario del Cvn Giuseppe Fiengo sui progetti di inserimento paesaggistico delle opere alle bocche di porto. Si apriva con Chioggia e in quattro ore di discussione si sono sviscerati molti aspetti progettuali, anche se non è sempre stato facile tenere la barra dritta sul tema. Tanto che a un certo punto Linetti è sbottato: «Il colore delle mattonelle e se le porte dei bagni si devono aprire a destra o a sinistra li sceglie il direttore dei lavori- ha detto - Qui vi chiediamo idee per collegare le opere con il territorio circostante». Un punto di partenza c'è già ed è il lavoro di Iuav. Ieri erano presenti l'attuale rettore Alberto Ferlenga e il professor Aldo Aymonino, che una decina di anni fa si erano occupati dell'inserimento architettonico del Mose (cioè di «mascherarlo»), ma avevano anche abbozzato delle idee sul paesaggistico. «I macchinari non erano stati progettati pensando all'esterno - ha spiegato Ferlenga - noi abbiamo creato terrazze verdi e impedito che venisse interrotto il percorso verso il forte, uno dei più usati dai cittadini, come era previsto. C'era un muro di oltre 5 metri e l'abbiamo rimpicciolito». Si era poi ipotizzato di ricostruire il faro sulla piattaforma sopra gli impianti, anche se si è poi verificato che quella struttura di 25 metri «impallerebbe» la vista della torre di controllo sul Mose: potrebbe dunque tornare dove c'era quello vecchio. «Potrebbe essere messo al forte San Felice», ha suggerito invece Ferro. «Avevo pensato a un parco delle essenze naturali, con i biotopi tipici lagunari - ha spiegato invece Aymonino - e poi un percorso fino al molo senza attraversare l'area e una fila di canne per proteggere gli edifici tecnici». Poi si è aperto il dibattito. Ferro ha chiesto che la piattaforma diventi una piazza pubblica e che si pensi anche al punto di vista di chi arriva dal mare. «Certi edifici disegnati stridono con l'ambiente, sembrano una funivia di alta montagna», ha aggiunto Bullo. «Le ampie vetrate non si adattano all'ambiente lagunare», ha detto Paolo Perlasca del Wwf. Mentre Stefano Boato, per anni in Salvaguardia, ha chiesto per la parte nord di non creare approdi, mentre per la sud ha criticato le dimensioni dell'edificio di controllo. «Non ho fatto misure, ma pare che intercluda la vista verso la bocca di porto - ha spiegato - E' troppo invasiva, va tagliata di almeno un piano. E poi, da appassionato di barca, dico no al faro e a troppe luci notturne». Di fronte alle polemiche sui lavori già avviati sugli edifici, Fiengo ha tagliato corto: «Devo andare avanti con i lavori, ma siamo pronti a rivedere i progetti».