Napoli è una città che suscita sempre meraviglia, è capace di una vivacità particolare. Una metropoli che trasuda cultura e che ha vissuto in un contesto non facile perché il meridione d'Italia ha avuto vita travagliata e forse c'è stata anche un po' di disattenzione». Così Marco Tronchetti Provera al Corriere del Mezzogiorno. Osserva con sguardo curioso gli edifici storici dai vetri del van che lo porta fino a palazzo Filomarino. L'auto imbocca Spaccanapoli da piazza San Domenico, e Marco Tronchetti Provera si gode lo spettacolo d'arte varia di una città che gli strappa più di un sorriso. Il presidente della Fondazione Pirelli è in città per una giornata di studi organizzata dall'Istituto italiano per gli studi storici su Giovanni Pirelli, nel centenario della nascita. Un capitano d'industria mancato che lasciò al fratello Leopoldo il timone dell'azienda e scelse la cultura. Fu allievo dell'istituto e solida figura di intellettuale, partigiano impegnato, scrittore di testi per ragazzi, narratore, sceneggiatore. Presidente, il mondo della cultura e quello dell'impresa quanto sono vicini oggi? «Moltissimi imprenditori hanno una loro vita anche culturale che è poco nota. È più facile che una azienda conosciuta come la Pirelli, che ha una così lunga storia, susciti interesse. Ma ci sono nelle piccole e grandi città italiane tanti imprenditori che danno il loro contributo e cercano di continuo un cammino in comune fra il mondo dell'impresa e quello della cultura. C'è sempre un legame tra il tessuto sociale, tra l'economia e il mondo culturale». Come giudica la Confindustria di Boccia, un presidente che ha radici campane e che a Roma nell'assemblea annuale ha avuto toni molto decisi nel difendere il mondo delle imprese. «Il cammino di Confindustria continua ad essere quello della tutela del patrimonio grande che l'Italia possiede. Che è la capacità di intraprendere e che ci porta a essere il secondo Paese industriale in Europa, che è quindi portatore di quei valori che hanno permesso all'economia italiana di essere una delle prime nel mondo». Arrivando a palazzo Filomarino ha attraversato piazza San Domenico Maggiore e via Benedetto Croce con uno sguardo molto incuriosito. «Napoli è una città che suscita sempre meraviglia, una conca particolare, una bellezza naturale. Un luogo speciale dove si innesta tutto quel che è stato costruito nei secoli, come questo meraviglioso palazzo che è testimonianza di bellezza ed eleganza. Qui si respira cultura autentica». E come vede da lontano le difficoltà in cui la città si dibatte? «Napoli è città di una vivacità particolare, è grande ed è fatta di tanti quartieri. Una metropoli che ha vissuto in un contesto non facile perché il meridione d'Italia ha avuto vita travagliata e forse c'è stata anche un po' di disattenzione». Da interista, come giudica il nuovo corso del Calcio Napoli con Ancelotti? «Da interista ho fatto il tifo perché il Napoli vincesse il campionato. Come squadra non siamo riusciti a dare il nostro contributo al momento giusto nella corsa scudetto, ma confermo la simpatia assoluta per il Napoli che è calore e passione». Le piacerebbe all'Inter poter contare su Higuain al posto di Icardi? «Guardi, parlare di questo è finanche peggio che esprimersi su questioni di politica. Qualunque cosa dica potrebbe essere usata in un negoziato, perché non sono solo un tifoso. Lasciamo che decidano Inter e Juventus. Non mi pronuncio, se non per dire che si tratta di due grandi giocatori». E allora parliamo di politica e di questo vuoto di potere. Come lo vive il mondo dell'industria? «Siamo una controparte importante: va rispettata l'autonomia del Paese e vanno rispettate le scelte del Paese, ma bisogna avere un attimo di riflessione. Ci sono da un lato impegni internazionali, situazioni che non governiamo noi e che vanno rispettate. Rispettando gli impegni si possono far rispettare meglio gli interessi del Paese. Non dobbiamo farci prendere da dinamiche che ci sfuggono di mano, ma dobbiamo mantenere l'equilibrio dovuto lasciando che le istituzioni trovino il percorso». Intanto i mercati riflettono questa incertezza che dura da tempo. «La situazione dei mercati è sotto gli occhi di tutti. Se si prestano i soldi a qualcuno si vuol essere certi che costui li restituisca. E chi ha ricevuto i soldi dovrà pagare di più quando un creditore ha la sensazione di non sapere se verrà rimborsato. Bisogna togliere questa sensazione e creare un po' più di fiducia. Ricreando un po' di fiducia, credo che molte delle cose che vengono richieste, si possano ottenere. La prima necessità è non rompere il rapporto di fiducia tra le diverse parti, poi ognuno deve far valere la sua posizione. Auspico che questo periodo di incertezza sia molto breve. Non si può stare a lungo così perché possono sfuggire di mano dinamiche molto complesse che non sono nelle mani di nessuno. Il problema è che nessuno è in grado da fuori di aiutare, se l'Italia non si governa da sola».