Nel novembre scorso, su queste pagine, commentavo ancora con fiducioso ottimismo l'impegno della Regione Campania nell'attuazione del piano paesaggistico, deliberata dalla Giunta il 28 dicembre 2016, con la promozione di sei masterplan, a partire da quello dell'area domizio-flegrea. Un ottimismo che il giornale aveva tradotto titolando l'editoriale «Area flegrea, il masterplan della svolta». Il documento programmatico del masterplan era stato ultimato nella ricorrenza della Befana, e questo era sembrato un segnale di buon augurio. La sua impostazione era stata discussa pubblicamente presso la sede dell'Associazione dei costruttori edili di Napoli. E se ne attendeva la concreta attivazione, nonché l'estensione agli altri cinque ambiti operativi individuati nel piano paesaggistico. Si prevedeva l'avvio di alcuni progetti pilota d'interesse strategico, la promozione di una manifestazione d'interesse rivolta anche agli operatori privati, l'attivazione di un articolato partenariato istituzionale e uno strutturato processo partecipativo. Si attendeva poi una seconda, successiva manifestazione d'interesse per le proposte degli operatori privati sulle aree pubbliche per i progetti da realizzarsi in partenariato pubblico-privato e per quest'ultimo obiettivo si prevedeva l'istituzione della Conferenza permanente di pianificazione e l'Osservatorio regionale per il paesaggio. A tutt'oggi può risultare utile chiedersi che cosa è stato fatto, avanzando qualche prima considerazione. I 14 Comuni inclusi nel masterplan sono stati investiti del compito di individuare le aree da rigenerare. Il processo è stato avviato, ma incontra ostacoli per la compatibilizzazione della loro selezione con gli strumenti urbanistici. Non solo, ma soprattutto la logica concertativa e partecipativa indicata nel documento programmatico è andata evaporando, preferendo la illusoria scorciatoia di una consulenza «archistellare» in campo paesistico-ambientale. Questa si è attivata sguinzagliando una schiera di intraprendenti collaboratori sul territorio, presso i comuni, che si sono mossi con qualche incertezza e disordine. Per altro, la scorciatoia seguita mette a nudo l'insufficiente investimento nel potenziamento delle strutture tecniche interne. E comunque lascia del tutto scoperto il versante degli acuti problemi sociali propri del litorale domizio (disagio sociale, immigrati, camorra), della loro conoscenza e soprattutto del relativo intervento. La promozione delle manifestazioni d'interesse fatica a concretizzarsi; l'istituzione della Conferenza permanente di pianificazione, del laboratorio di partecipazione e l'attivazione dell'Osservatorio regionale per il paesaggio previsti nel programma attendono ancora di essere avviati. Così il conseguimento dei quattro obiettivi strategici indicati (rigenerazione ambientale, riduzione del disagio sociale, accessibilità, rigenerazione urbana) marcia a velocità molto differenziate tra loro. Degli altri cinque masterplan per completare il mosaico regionale del piano paesaggistico non c'è traccia. A questo quadro deficitario si è però aggiunto il positivo avvio della Zes e l'auspicabile recupero della spesa dei fondi regionali ancora ferma a percentuali piuttosto basse. Un percorso, anche questo, che richiederebbe una complessiva strategia territoriale, in uno scenario reso più debole dall'assenza della legge nazionale sul consumo di suolo, a lungo rinviata dal precedente governo, in attesa di capire se e come verrà condotta a termine dal nuovo. Intanto il collegamento di queste azioni con l'attività istituzionale della Città metropolitana (e del suo fantomatico Piano strategico), c a va sans dire , continua a latitare. In estrema sintesi, le due principali istituzioni locali «di area vasta» (Regione e Città metropolitana), nella incerta gestione dei piani promossi per conseguire un organico sviluppo del territorio, sembrano impegnate a inseguire più la «politica» che «le politiche». Nel formulare adesso i migliori auguri al neoassessore Bruno Discepolo, confidiamo nel rilancio delle attività regionali, sperando che non si possa dire più: come vanno piano i nostri piani.