La presidente Laura Milani lascia per i contrasti con il cda sulla nomina del direttore generale Alla fine Laura Milani è riuscita a stupire tutti. «Lascio la presidenza del Museo nazionale del Cinema per tornare a dedicarmi ai miei sogni», ha detto in chiusura della cerimonia per i 40 anni dello Iaad - The Italian University for Design, ospitata ieri mattina nella Centrale della Nuvola Lavazza. Non che la sua partenza non fosse nell'aria, ma nessuno sembrava aspettarsi che potesse avvenire in tempi così rapidi. «Non mi è stato possibile aspettare ancora ha spiegato . Per me è stata un'esperienza significativa, da cui ho avuto modo di imparare molto». Alla fine Laura Milani è riuscita a stupire tutti. «Lascio la presidenza del Museo nazionale del Cinema per tornare a dedicarmi ai miei sogni», ha detto in chiusura della cerimonia per i 40 anni dello Iaad - The Italian University for Design, ospitata ieri mattina nella Centrale della Nuvola Lavazza. Non che la sua partenza non fosse nell'aria, ma nessuno sembrava aspettarsi che potesse avvenire in tempi così rapidi. Soprattutto, con la nomina del nuovo direttore ormai (si spera) alle porte. Il bando è scaduto infatti il 31 marzo e il nome del successore di Alberto Barbera, che se n'è andato un anno e mezzo fa, era atteso entro due mesi. Ovvero, proprio per questi giorni di fine maggio. «Arriverà quasi certamente entro l'estate», ha assicurato Milani a chi le chiedeva per quali ragioni abbia deciso di uscire di scena poco prima della nomina, lasciando così il Museo senza vertici. «Non mi è stato possibile aspettare ancora ha spiegato . Per me è stata un'esperienza significativa, da cui ho avuto modo di imparare molto. E a cui ho dato molto. Ho accettato questo incarico, pro bono, mettendomi al servizio del nostro territorio e rispondendo a una richiesta urgente e precisa. Ha comportato grandi sacrifici, ora voglio tornare a dedicarmi a tempo pieno ai miei studenti, alla direzione e presidenza di Iaad e della Scuola Possibile». La richiesta, quando Sergio Chiamparino un anno fa la chiamò a sostituire Paolo Damilano, era innanzitutto quella di rimettere a posto la difficile situazione finanziaria della Mole, finita anche sotto la lente della procura. «Un obiettivo che è già stato raggiunto ha sottolineato Milani ho preso in mano il Museo con i conti in rosso di 181 mila euro, lo restituisco oggi con un attivo di 545 mila. E con un piano strategico fino al 2020, già presentato ai soci fondatori nello scorso autunno, che il nuovo direttore potrà proseguire, approfondire e realizzare». In Regione la voce sull'imminente addio circolava da alcuni giorni senza aver suscitato troppi dispiaceri, ma la lettera di dimissioni è arrivata sulla scrivania del presidente Sergio Chiamparino solo ieri mattina, poche ore prima dell'annuncio di fronte all'affollata platea dello Iaad. «Ma non sono state dimissioni a sorpresa ha precisato Milani , ne avevo parlato con l'assessora Antonella Parigi». Da piazza Castello minimizzano parlando di un «percorso concordato» per garantire che la nomina del nuovo direttore possa essere fatta da un nuovo presidente. Ma qualche ben informato assicura che la notizia è arrivata in realtà come un fulmine a ciel sereno. Ora il problema è individuare un nome «condiviso». E riuscire a farlo, come dicono sia Parigi sia la collega in Comune Francesca Leon, «il più in fretta possibile». Dopo le dimissioni di Ugo Nespolo erano trascorsi tre mesi prima dell'insediamento del successore, ma in questo caso a pesare è l'assenza di un direttore, dopo che anche la pro tempore Donata Pesenti ha dovuto lasciare l'incarico per motivi personali. La nomina spetta alla Regione, che deve scegliere il proprio rappresentante nel comitato di gestione. Per consuetudine, sarà lui il nuovo presidente del Museo. Ma ci sono diversi fattori da tenere in considerazione nella scelta: innanzitutto, finora il presidente veniva designato dalla Regione e il direttore dal Comune. Ma per trovare il sostituto di Barbera ci si è affidati a un bando ed è probabile che la sindaca Chiara Appendino (dopo aver bloccato la designazione di Alessandro Bianchi, perché considerato troppo vicino al Pd) pretenda di avere quindi voce in capitolo almeno nella scelta del successore di Milani. Non solo: in Regione presto si andrà a elezioni e per garantire continuità al Museo in molti pensano che sarebbe auspicabile trovare un presidente che accontenti non solo Chiamparino e l'assessora Antonella Parigi, ma anche chi potrà venire dopo di loro. E naturalmente, il nome del successore di Laura Milani dovrà piacere pure alle fondazioni bancarie, i cui rappresentanti siedono in quel comitato di gestione con cui i rapporti erano da tempo diventati piuttosto tesi. «Basti pensare lascia intuire un consigliere commentando l'accaduto che abbiamo saputo delle sue dimissioni solo attraverso i media».
Corriere della Sera
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Ilaria Dotta
Corriere della Sera
Artista / Persona
Bene culturale
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