Da Palazzo Pitti agli Uffizi: Agnolo Doni e Maddalena esposti vicino al tondo di Michelangelo A Palazzo Pitti c'è già chi borbotta. E anche se agli Uffizi hanno tutti le bocche cucite è ormai cosa certa che l'intendimento del direttore delle Gallerie Eike Schmidt per la nuova sala Michelangelo va a inaugurarsi lunedì 4 giugno in pompa magna è rivoluzionario: perché accanto al grande Tondo Doni michelangiolesco con la sua composizione anticipatrice del manierismo e una sacra famiglia dove colpisce il bambinello posto in secondo piano rispetto a San Giuseppe e alla Madonna arriveranno da Palazzo Pitti i ritratti di Agnolo Doni e di Maddalena Strozzi che portano la firma di Raffaello. Non saranno le sole opere del maestro di Urbino a far compagnia al tondo di Michelangelo. Schmidt tempo fa aveva anticipato che in quella sala sarebbe arrivata anche la Madonna del Cardellino che però si trasferisce da una sala all'altra degli Uffizi e dunque il suo spostamento è meno traumatico. Per Agnolo e Maddalena la questione è differente: i loro volti rappresentano oggi una delle punte di diamante della quadreria di Palazzo Pitti da cui dovrebbero essere spostate nella notte tra domenica e lunedì. E c'è da immaginare che i due coniugi attraverseranno il Corridoio Vasariano per raggiungere la sala 42, nell'ala di Ponente, dedicata al maestro del David. Perché Schmidt abbia pensato a questa collocazione è facile intuirlo. Si tratta in fondo di un ricongiungimento di opere nate per far parte della collezione dei Doni, committenti tanto del Tondo che dei ritratti di Raffaello, poi finite per ragioni legati a singoli collezionisti successivi, in contesti diversi. La storia è nota: Agnolo, quando andò in sposa a Maddalena Strozzi (c'è chi ipotizza però che la cosa risalga al momento del battesimo della loro primogenita) commissionò a Michelangelo l'opera, che fu anche oggetto di un'estenuante trattativa per stabilirne un congruo pezzo. È datata 15031504 anche se, chi ritiene sia stata eseguita per la nascita della bimba, ne posticipa l'esecuzione al 1507. Fu sempre Agnolo Doni a rivolgersi a Raffaello, per avere nella sua dimora i ritratti suoi e della moglie. Questi si trovano a Palazzo Pitti dal 1826, quando le opere, fino ad allora di proprietà dei discendenti del ricco mercante fiorentino, furono acquistate dal Granduca Leopoldo II e portate alla Galleria Palatina. Il ricongiungimento dei capolavori di questa casa privata tra le più in vista del '500 provocherà dunque un piccolo terremoto a Pitti. Dove, va ricordato, non è la prima volta che si assiste a questo genere di operazione a favore degli Uffizi. Alla fine degli anni '40, fu la Madonna dal Collo lungo del Parmigianino, oggi tra gli inamovibili, a essere trasferita da Pitti agli Uffizi. Lo stesso dicasi per l'Autoritratto di Raffaello passato agli Uffizi nel 1952 ma prima al Museo degli Argenti di Palazzo Pitti e ancora per il Ritratto di Elisabetta Gonzaga e di Guidalberto da Montefeltro di Raffaello anche loro oggi agli Uffizi ma prima a Pitti, almeno fino all'inizio degli anni '50, (anche per loro si parla di una collocazione vicino a Michelangelo). Ieri mattina i lavori per procedere con il nuovo allestimento della sala fervevano. Noi abbiamo intercettato una grande gru, al piazzale degli Uffizi, che trasportava una sorta di oblò all'interno del quale verrà, come incapsulato Tondo Doni . Già settimane fa, lo stesso Eike Schmidt aveva anticipato che la nuova sala Michelangelo avrebbe riproposte modalità espositive analoghe a quelle adottate per la sala di Botticelli: con i capi d'opera quasi inglobati a mura, dentro a una nicchia che riproduce la forma del quadro, e dunque protetti da vetrate particolarmente resistenti, antiriflesso e che mantengono l'opera a temperatura costante. Ma non solo. La natura di questi vetri è tale da resistere a eventi traumatici anche di portata importante, ragion per cui anche per Michelangelo è ipotizzabile che il suo capolavoro la cosa vale anche per quelli di Raffaello e gli altri che andranno a comporre la sala non ci sarà bisogno di dissuasori distanzianti per gli spettatori. L'impatto visivo generale lo scopriremo solo lunedì, quello che si può ancora anticipare è che Michelangelo non sarà più circondato dall'attuale fondo rosso al muro ma da un bianco che vira sul grigio.