Boeri: un'emittente sulla Torre Branca. E progetta un museo che unisca design e grandi griffe Museo del Design alla Triennale: stabile, gratuito, accessibile a tutti. In un futuro potrebbe diventare Museo del Design e della Moda. «Noi ci mettiamo a disposizione. Se la moda è interessata, noi ci siamo». Il neopresidente Stefano Boeri lancia la candidatura della Triennale per una struttura che a Milano manca da sempre. E lancia anche Radio Triennale che trasmetterà dalla Torre Branca. «Dico una cosa forzata: la Triennale nelle arti del progetto è quello che è la Scala per la musica. Deve essere così». Stefano Boeri, nuovo presidente della Triennale, non sta peccando di orgoglio luciferino? «No. Però credo che la Triennale debba mettersi intorno a un tavolo con il Piccolo, Brera e la Scala, le grandi madri della cultura milanese, e parlarsi. Si potrebbero stringere sinergie fortissime in piena autonomia e nel rispetto dei ruoli». Come ha trovato la Triennale al suo arrivo? «La caratteristica della Triennale è che non si viene qui solo a vedere le mostre, ma ci si sente a casa e ogni volta ci si trova di fronte a una sorpresa. È una caratteristica unica al mondo». Dal punto di vista della gestione? «Stiamo cercando, con il nuovo cda, il nuovo direttore che ha preso in mano una situazione complessa dal punto di vista finanziario e i giovani curatori, di far sì che la Triennale torni ad avere un ruolo apicale a livello internazionale. Si è perso un po' di smalto». La preoccupa la situazione finanziaria? «Certamente, ma la stiamo superando. Ricordo che in due anni gli Amici della Triennale hanno raccolto un milione di fondi, quindi sono ottimista. C'è però un punto importante che riguarda la diminuzione dei contributi ministeriali. Perché al Maxxi di Roma 5 milioni e alla Triennale 1,2? Per fortuna noi sappiamo camminare da soli. Ne ho parlato con il sindaco Sala e il presidente Fontana perché credo ci sia uno squilibrio che va risolto. Ne parlerò con il prossimo ministro dei Beni culturali». Tra i progetti di rilancio c'è anche il Museo del Design? «Ci stiamo lavorando e ci sono diverse ipotesi. La principale è che si faccia qui, a piano terra, subito a destra dell'ingresso. Uno spazio stabile dove mettere in scena la storia del design italiano. Che non vuol dire avere sempre gli stessi oggetti, ma farli ruotare nel tempo. Uno spazio gratuito, accessibile a tutti dove si possa entrare in contatto diretto con gli oggetti che raccontano la storia della creatività italiana». Da decenni si parla di un Museo della Moda. Il sindaco Sala lo ritiene un progetto qualificante. La Triennale potrebbe giocare un ruolo? «Molti degli oggetti del design hanno un rapporto diretto con il mondo del costume e della moda. Sarebbe bello immaginare di avere in Triennale uno spazio, come è già successo in passato, dove si racconta l'evoluzione del gusto nella moda e l'evoluzione delle tecnologie, degli stili e dei tessuti». La Triennale si candida? «La Triennale nasce come Palazzo delle Arti e ambisce a esserlo ancora. Il genio di Muzio è stato quello di immaginare un grande palazzo dove tutte le arti si esprimono in un contenitore che è quello dell'architettura. Questo rende la Triennale uno spazio unico al mondo con il teatro, la sala danza, i laboratori, la scultura, le arti visive. Il Moma, Serpentine sono spazi straordinari ma non hanno questa polivalenza. Quando diciamo design e moda nominiamo un rapporto che è nella storia della Triennale. Senza arroganza e senza presunzione la Triennale si mette a disposizione. Se la moda è interessata noi ci siamo». Un museo della Moda e del Design? «Al momento lavoriamo sul design, ma questo non esclude che si possa immaginare che la Triennale sia anche la sede del museo della Moda. Non possiamo aspettarci che le collezioni dei grandi stilisti arrivino tutte qui, sarebbe una follia, ma sperare nella disponibilità degli archivi di Armani, Prada, Dolce e Gabbana, Valentino, Ferrè e Versace sarebbe molto interessante perché le due sfere si parlano con un'intensità fortissima». Sembra di capire dalle sue parole che la missione della Triennale sarà quella di aprirsi sempre di più all'esterno e alle altre arti. «Per farlo stiamo pensando anche una radio per avere una voce che racconta non solo ciò che viene fatto nella Triennale ma sia un collettore di informazioni che riguardano le arti del mondo». Radio Triennale? «Sì, abbiamo anche un luogo simbolico per la radio. La Torre Branca che nasce come un pezzo della Triennale. Abbiamo un dialogo molto bello con la proprietà e insieme stiamo studiando la possibilità di avere un'antenna che riceve e trasmette. Vuol dire ripensare tutta la comunicazione della Triennale a partire da un cuore che è la radio». Quale sarà il punto di arrivo dei suoi quattro anni da presidente? «Intanto pensiamo alla XXII esposizione universale della Triennale curata da Paola Antonelli che partirà il primo marzo del prossimo anno. Sarà una grande edizione. E ringrazio il precedente cda per la scelta della curatrice. Il progetto è incentrato sul rapporto cruciale tra l'uomo e la natura. Stiamo facendo un enorme sforzo perché sia una Triennale indimenticabile».