Santa Maria Novella, raffica di proteste: il Passatore diventa un caso Più che la «Cento km del Passatore» è stata la «Cento km del Bivacco». Piazza Santa Maria Novella, ore 13. All'inizio dell'«ultramaratona» partenza in piazza del Duomo, arrivo a Faenza mancano ancora due ore ed i partecipanti, appena muniti di pettorina presso l'apposito gazebo, cercano riparo dal caldo. Il sole picchia forte: c'è chi si sdraia sui marciapiedi all'ombra, chi si siede davanti all'ingresso coperto degli hotel. Ma soprattutto ci sono centinaia, mezzi nudi, scalzi, in mutande, che occupano il loggiato dell'antico Spedale San Paolo (poi divenuta Scuola delle Leopoldine) per prendere il fresco. Un vero e proprio accampamento all'ingresso del Museo del Novecento. Uomini in mutande che si dissetano. Gente a petto nudo, con tanto di cerotti sui capezzoli. Donne scalze stese su teli da mare. E poi scarpe, zaini, bottigliette d'acqua vuote. Un caos. «Non sappiamo come gestire la situazione ammette la volontaria Francesca Baldi, al gazebo delle iscrizioni Ci sono 3 mila persone». La stessa signora, poco dopo, prova vanamente a far spostare i partecipanti dai loro giacigli improvvisati. Davanti all'hotel Santa Maria Novella, il direttore Claudio Delli chiede che qualcuno intervenga. I maratoneti non la prendono bene: «Come si chiama questo albergo, che gli lasciamo una recensione su TripAdvisor». Delli scuote la testa: «È da stamani alle 5 che i clienti si lamentano». Il più arrabbiato di tutti è chi lavora al Museo del Novecento: «Ci sarà qualche centinaio di persone sotto al loggiato dice Valeria Criscenzo, responsabile della sorveglianza Quando hanno cominciato a spogliarsi per la gara abbiamo provato a fargli capire che non era il caso. Inutile. Abbiamo chiamato i vigili, ma non avevano pattuglie disponibili. I carabinieri ci hanno detto che le priorità erano altre». E così i bivacchi si moltiplicano, anche le scalette dell'uscita di emergenza si trasformano in sdraio. Tatiana Khitrova, segretaria della manifestazione sportiva, fa mea culpa. «Non era mai successa una cosa del genere e ci dispiace. Un'area ristoro non era prevista: le scorse edizioni abbiamo avuto meno iscritti ed un clima più mite. Senza contare che la partenza era in piazza della Repubblica, dove non ci sono musei sotto ai loggiati». Il podista romano Antonio Bonanni, dà un suggerimento: «Con il campionato di calcio finito, perché non organizzare la partenza in zona stadio?». Un'idea che magari l'assessore allo sport Andrea Vannucci considererà: «Questa è stata la prima edizione della corsa nell'era Gabrielli (capo della polizia, ndr ) spiega e per motivi di sicurezza è stato obbligatorio radunare in un solo punto i partecipanti, al contrario degli scorsi anni, in cui erano distribuiti tra due piazze: Repubblica e Strozzi. Il maggior afflusso (800 persone in più, ndr), unito al grande caldo, ha fatto il resto: nella prossima Cento chilometri, con gli organizzatori, valuteremo soluzioni alternative».